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Ago
31

ALESSANDRIA 26.03.2010 by Lei

“Ovest, ovest, ovest”. L’ha capito dal messaggio del 21 febbraio che lui aveva acquistato i biglietti per il concerto di Alessandria, unica data e unica meta possibile per loro.
Lei era in trepida attesa, sfuggiva tutte le occasioni che inevitabilmente i discorsi e le parole portavano lì, per lasciare a lui la possibilità di farle una meravigliosa sorpresa.
Da troppe settimane vivevano separati, ognuno chiuso nel proprio disagio, nella propria fatica di vivere, ingabbiati in un impiego senza soddisfazione, delusi dalla convivenza, incapaci però di vivere uno senza l’altro.
Lei non aveva accettato la decisione del suo uomo di allontanarsi, lui non riusciva a farle comprendere le sue ragioni. Ogni tanto un cinema, una notte insieme. Niente uscite pubbliche, niente vita sociale, nascosti agli occhi del mondo come due amanti clandestini. Ma si puo’ essere colpevoli di amare? Bugie e sotterfugi marchiavano a sangue il cuore di lei, già altre volte umiliato, costretto nell’ombra, come un oggetto senza valore. Lui non capiva questa strana esigenza, questo desiderio tutto femminile di chiarire, parlare, pianificare. Non era forse più comodo così: ognuno a casa sua, ci si vedeva quando se ne avvertiva l’esigenza, si parlava del più e del meno, si praticava dell’ottimo sesso. E poi lei aveva anche un figlio e a lui questo pre-adolescente che gli si era attaccato come una cozza, che lo guardava come un idolo maya detentore di tutti i segreti della terra, che lo tempestava di domande che spaziavano dalla storia alla politica, dalla geografia allo sport, lo aveva logorato. Ripeto: non era meglio così?
In fondo il suo unico sogno era di trasferirsi in Grecia e, appena raggiunta l’età della pensione, l’avrebbe fatto. Lei era troppo giovane perché lui la aspettasse. Ma nel frattempo sarebbe stato meglio tenerla buona per un po’, quale occasione migliore per un bel concerto? Lei non lo conosceva ma era rimasta affascinata dalla voce e dai testi di Enrico che erano stati la colonna sonora del loro amore. Durante l’ultima estate avevano raggiunto tutte le piazze a loro accessibili per cantare, ballare e scattare foto. Sì, lei era proprio stonata e a volte lo infastidiva il suo eccessivo entusiasmo ma almeno portava la macchina fotografica.
Oggi è il gran giorno e lui non ha ancora trovato il coraggio di invitarla.
Oggi è il gran giorno e lei non aspetta altro che di essere invitata. Ha già deciso l’abbigliamento, quella camicetta nuova bianca è perfetta con i jeans che le calzano a pennello, l’unico paio che non la fa apparire troppo magra.
Ha pensato al trucco, al profumo, a caricare la macchina fotografica. Si è lavata i capelli, ha fatto una veloce merenda perché sapeva che non sarebbe riuscita a cenare. Per tutto il tempo ha tenuto in sottofondo l’ultimo CD di Enrico, vuole imparare bene i testi, sono così difficili da ricordare. A volte si sente come una scolaretta poco diligente che non studia abbastanza mentre lei è sempre stata impeccabile a scuola. Nella vita invece ha collezionato solo una delusione dopo l’altra, non si è mai sentita amata, a partire da suo padre nessun uomo l’ha mai fatta sentire al sicuro e protetta. Con lui si era illusa di aver trovato l’Uomo vero, quello con la U maiuscola, quello senza la data di scadenza, quello delle favole che “vissero per sempre felici e contenti”. E invece anche lui dopo solo due mesi di convivenza era spuntata da sotto l’ascella la data di scadenza, la U si era ridotta ad una piccolissima curvetta verso l’alto e la favola era finita senza lasciare nessuno felice e tantomeno contento. Ma forse era solo lei che non si amava abbastanza, forse era solo questo il problema. E comunque era troppo innamorata per perdere l’occasione di uscire con lui, anche a costo di lasciare suo figlio alla baby-sitter. E sapeva benissimo che senza di lui non avrebbe assistito a nessun altro concerto di Enrico, lei era troppo imbranata in macchina e dopo mezzanotte non riusciva più a tenere gli occhi aperti.
“Ogni donna ha un paio d’ali…”sì, ormai il testo lo conosceva bene, anche lei si sentiva le ali, pronta a spiccare il volo verso le braccia di quell’uomo che la faceva soffrire ma che amava così tanto.
“E non si torna indietro, non si riaggiusta il vetro rotto in due….” Sì, lui l’amava, ma era così faticoso starle dietro. Forse era troppo giovane ed esigente, forse era quel figlio, forse i genitori di lei così apprensivi, forse tutta la tribù di parenti che aveva sempre intorno. Lui conviveva beatamente nella sua solitudine e non si sentiva né egoista, né bugiardo come invece affermava lei. Sapeva di averla delusa in qualche occasione, si era rifiutato di presentarla ad amici e parenti però, santiddio, che palle queste donne!.
Alle due di questo pomeriggio lui la chiama, lei è in fibrillazione ma finge di non capire dove lui voglia andare a parare. Non vuole aiutarlo, desidera che sia lui ad aprirsi, a dichiararsi, a offrire questo concerto come gesto d’amore e di riconciliazione. Di ripartenza.
Lui si inquieta, lui così bravo con le parole sente i pensieri fuggire lontano. Avverte, intenso come sempre, il desiderio di lei, di condividere ancora una volta l’emozione di un concerto, di stare seduti vicini, di cantare, di guidare per lei. Ma la paura di aver sbagliato i tempi, di aver tardato troppo, il silenzio di lei lo innervosiscono, gli fanno uscire parole ustionanti come acido.
Il concerto è previsto alle 20.45, chissà perché così presto. Il teatro è gremito, ormai lui ha imparato a riconoscere i visi dei soliti fan, di chi scrive sul forum, di chi assiste per la prima volte. Il telefono è a casa, nessun disturbo a turbare il concerto che inizia abbastanza puntualmente.
La musica è strepitosa, l’emozione alle stelle, la “ruota elettronica” regala sempre affascinanti sorprese. Due ore trascorrono sempre troppo velocemente, i bis si vorrebbe non finissero mai. Lui non ha voglia di tornare, si attarda vicino ai camerini del teatro per poter salutare di persona Enrico. Come quella volta alla Triennale, quando ha trovato il coraggio di chiedere un autografo, ma solo per sé, senza nemmeno nominare quella che stava al suo fianco, quella che lui una volta aveva assurdamente chiamato il suo nuovo “sagapò” – ‘amore’ in greco. Era un’ironia, una cattiveria gratuita, una bugia, ma lei, piccola donnetta stupida e innamorata, ne era stata orgogliosa.
La strada di ritorno è lunga ma lui non pesa, non sente nemmeno il bisogno di accendere l’autoradio che lei gli aveva regalato (a volte le donne fanno regali veramente inutili). Ripensa al concerto, canticchia melodie. Vagamente pensa a lei che alla fine, credendo di fare un dispetto ha deciso di non seguirlo al concerto e invece gli ha reso solo un immenso favore, non gli ha avvelenato l’anima e la serata.
Avrebbe potuto invitare la sua ex moglie, anzi moglie, visto che ufficialmente non si era ancora separato, ma poi aveva optato per la sua solita, splendida, inebriante solitudine. Le donne alle fine sono tutte uguali: noiose come mosche in un afoso pomeriggio estivo.
Quando arriva a casa sul suo cellulare trova almeno dieci chiamate di lei ed un messaggio.
Il rimorso lo avrebbe accompagnato per tutta la vita.
Le canzoni di Enrico gli avrebbero gridato con ogni nota, con ogni accordo, il suo egoismo, la sua cattiveria, la sua piccineria.
Aveva perso per sempre le due uniche persone che lo avevano veramente amato.

Lei




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