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ALESSANDRIA 26.03.2010 by Mairold

Alessandria per me non è poi così lontano, la strada la conosco, spesso ci vado per lavoro.
Fin dal mese di gennaio quando ho acquistato i biglietti, ho pensato che da quel momento tutte le volte che sarei passato da Alessandria per lavoro avrei pensato a questa serata.
Mi capita spesso collegare le città, i paesi, le regioni in cui ho assistito ad un concerto di Enrico, alla serata propria del concerto. Mi aiuta a liberare la mente, a ripensare a quanto vissuto, a recuperare quelle emozioni che come sempre dico, dopo un concerto rimangono dentro, ed è bello provare a distanza di tempo a “riesumare” quei ricordi, ricordare la scaletta, le sensazioni, le parole dette e le persone incontrate.
Tutto quindi è importante, per fare in modo che un dettaglio non possa scalfire una poesia e la bellezza dei concerti di Enrico è che pur essendo tutti simili (ruota a parte ovviamente) ti omaggiano di emozioni e sensazioni sempre diverse.
Questo tour è sempre più forte, la ruota sceglie brani incredibili che anche in Enrico stesso scatenano ricordi passati. Sale a premere il pulsantone Andrea Mirò ed esce “Non piango più”, canzone della tournee del 1994 : “La tourneè galeotta, ricordi? Quando c’erano tante donne e tu vincesti…”.
La ruota ha sempre un motivo di fondamento nelle sue scelte, sembra abbia un’anima dice Enrico: sale il figlio di Schiavone ed esce “I dubbi dell’amore”, omaggiando il padre e la sua chitarra, poi sale il figlio di un medico ed esce “Il futuro è un’ipotesi”, quasi a ricordare…”guarda che se hai qualche problema…rivolgiti al medico perché non sai come va il futuro”.
Ma siccome un mio caro amico diceva sempre :”L’he mei sta chi provvisori che morì fiss” (traduzione dal dialetto: è meglio stare qui provvisorio che morire fisso), la canzone va bene e spazza via i pericoli, anzi…quasi quasi dopo la premessa di Enrico (dolorino al collo, sento caldo e freddo, stamattina mi sono alzato con un dolore nel fianco…) ti vien quasi più voglia di vivere sfidando queste sensazioni.
A proposito…Vivi! Ecco la canzone che potrebbe essere un motto di vita per molti, uno slogan in cui Enrico condensa tutto in 4 minuti e che esegue magistralmente con delle sonorità che mi penetrano l’animo. Sentire quella chitarra “acusticamente elettrica” che scandisce note e accordi secchi, decisi non ha paragone. La voce di Enrico che prova a “rendere lento il tempo”, nel senso che vorrei non passasse mai quando sono lì sotto ad ascoltarlo, ad osservarlo, a scattare fotografie.
La voglia di condividere con lui il palco c’è e al “suo segnale scateneremo l’inferno”, ma tra qualche pezzo. Lo scorso anno si scattava al giro di basso di “Poco più di niente”, quast’anno al giro di basso de “La notte delle fate”, ma ieri sera al picchiettio di pianoforte di “Peter Pan”, per poter poi da lì sotto gridare tutti insieme “Rock Shooow” nel pezzo più autobiografico della carriera di Enrico, ma che coinvolge un po’ tutti.
“Batti il 5 Enrico”. Lui non si tira indietro e quel 5 è già diventato 500 perché lo batte a tutti, tutti cercano un contatto (“stabiliamo un contatto, ma facciamolo adesso”, cantavano gli Stadio) ed è proprio adesso che serve il contatto: prendere la mano è (sembra) facile! E’ lì a pochi centimetri ma non sempre riesci a toccarla, ma la sensazione di averci provato è bella ugualmente.
Tutti tendono a quella mano tesa, tutti la cercano…perché? Mistero! Ciascuno ha le proprie emozioni, i propri motivi, i propri significati ed è bello proprio per questo.
Siamo giunti al termine, col piccolo Ugo Ruggeri che invade il palco “Benedetto” dal padre e dalla madre, anche lui si avvicina e mi batte il 5 sulla mano, proprio come suo papa.
Questa serata anche per lui, piccolo, è stata probabilmente una grande emozione perché ha visto un papà in una veste diversa, che non ha modo di vedere spesso e anche lui, piccolo, sarà attraversato da mille pensieri e curiosità.

Massimo (nick forum Mairold)



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