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BELLUNO 8.04.2010 by Tiziana

La prima esperienza, qualunque essa sia, è l'unica verità prossima della quale possediamo almeno una certezza: sarà indimenticabile.
E nell'attesa di provarla, impazienti di aspettare, nella nostra mente si proiettano anteprime, quasi fossero film sul grande schermo; anticipazioni di un evento che sentiamo già appartenere a noi, ma che ancora ci sfugge, scivola dalle nostre mani, trasmettendoci quell'insicurezza intangibile che non sappiamo controllare. E tantomeno prevedere. Del resto, "qualcuno" ci insegna che "il futuro è un'ipotesi". Quindi? Carpe diem. Assolutamente.
Sto per assistere al mio primo concerto di alt(issim)o livello, sto per vivere (perchè è di questo che si tratta) la mia prima (spero di una lunga serie) esperienza live del grande artista e cantautore Enrico Ruggeri.
Sembra prospettarsi la serata delle prime volte, serata che mi regalerà (tra l'altro, in una "notte di stelle"), il MIO concerto (e mai regalo fu più gradito!).
E' frustrante contare i giorni che mi separano dall'evento; sembrano interminabili, ma già durante il viaggio di andata verso la destinazione inizio a rendermi conto che ad ogni chilometro percorso, un velo che mi oscura la vista lascia trasparire a poco a poco qualche indizio di quell'emozione che proverò di lì a breve e sento anche, a malincuore, "il sapore del tempo che va".
Troppo velocemente mi trovo catapultata all'interno del teatro, sulla poltrona in prima fila e, tra un minuto e l'altro, cercando la giusta concentrazione e sbirciando attraverso la fessura tra il palco ed il sipario le figure e le loro ombre che vi si muovono dietro, ascolto le voci , o meglio, la voce del pubblico che sta preparando e confezionando l'atmosfera calda ed accogliente che il Rouge merita.
Puntualissime, si spengono le luci: aprendosi, si fa da parte il sipario, lasciando spazio ad Enrico ed alla sua band.
Sarebbe necessario ricorrere alla tecnica del flusso di coscienza per descrivere quanto (tanto) da me provato da quell'istante in poi.
"Ognuno di noi è un centro di ruota" canta la sua voce profondamente inconfondibile ed inconfondibilmente profonda. Per me e per tutti i presenti inizia così uno splendido viaggio di circa due ore e trenta minuti attraverso la sua musica, i suoi testi, la sua arte, ma anche la sua presenza, il calore che ci trasmette, la sua simpatia.
L'intero concerto è impeccabile dal punto di vista prettamente musicale e tecnico ed i giochi di luce sono accattivanti ed estremamente funzionali ai fini della spettacolarità, oltre che in sintonia con il tema trattato da ogni canzone. Il teatro bellunese ci regala una buona acustica, anche se la struttura del sottopalco non permette, al pubblico che lo desidera, di avvicinarsi ad Enrico nella parte finale del concerto, quando si esibisce in interpretazioni fantastiche ed imperdibili dell'autobiografica Rock Show, del nuovo singolo La Notte Delle Fate e delle ormai classiche ed indimenticabili Peter Pan, Contessa e Mistero. Nonostante questo impedimento, contribuiamo alzandoci e donandogli uno scroscio interminabile di applausi, la cui intensità non è quantificabile.
Lunghi applausi ed incitamenti da parte del pubblico si sono alternati, nel corso della serata, a veri e propri momenti di partecipazione quasi collettiva, soprattutto per quanto riguarda il lato canoro. La musica di Enrico (e l'artista stesso) ha la capacità straordinaria di coinvolgere emotivamente ogni spettatore ed, al tempo stesso, tutto il pubblico. "Cosa ci prende, cosa si fa, quando si ama davvero? Mistero". Ma forse neanche troppo mistero.
E' una serata, oltre che divertente, anche ricca di sorprese, in particolare quando Enrico ci rende ancora più protagonisti chiamando alcuni spettatori sul palco (c'è anche chi si autoinvita; del resto, come dargli torto?!?) a girare l'ormai celeberrima ruota "virtuale"; quest'ultima ci regala casualmente testi che paiono quasi legati da un filo conduttore: "è una serata romantica" puntualizza Enrico per sottolineare la tematica comune alle "estrazioni".
Una canzone specialmente, Il Futuro E' Un'Ipotesi, avrebbe assunto, da quel magico giovedì sera, una valenza particolare per me, dal momento che non riesco ancora a credere, a tre giorni di distanza, di essere salita su quel palco ad estrarla.
"Vieni, sali tu". Incredula del fatto che stesse indicando proprio me, esprimendomi a gesti e sussurrando sottovoce "Ma...Io?", me lo faccio ripetere due volte e mi fiondo verso la meta, vincendo momentaneamente la timidezza. Enrico sa mettermi a mio agio e, tra uno scambio di battute e l'altro con me ed il pubblico, la ruota seleziona I Dubbi Dell'Amore, già uscita precedentemente, quindi non "valida". "Dovresti cantarla tu!" scherza (spero) Enrico e, concedendomi un'altra possibilità, mi avverte "Guarda che se dovesse uscire di nuovo, la devi cantare davvero!". Replico augurandomi che ciò non accada ed infatti, al secondo giro di ruota, leggo il titolo sullo schermo ed, esultando per il gran pezzo, ripesco mentalmente l'incipit "Non farmi tornare nemmeno una volta in quel bar", che avrei ascoltato di lì a qualche secondo. Enrico mi congeda: "Grazie, ciao Tiziana". Ritorno felicissima alla mia postazione, conscia del fatto che il momento appena vissuto lo ricorderò per sempre. Anche Peter Pan, esageratamente bella, mi coinvolge molto per il suo grande significato e per la profondità del suo ritmo ed è una canzone che sento un po' mia, considerando l'anno in cui è stata scritta.
Poco dopo la conclusione dell'esibizione c'è ampio spazio (il merito è solo di Enrico, della sua disponibilità e gentilezza) per foto, autografi e brevi (ma intense) conversazioni con l'artista.
Altri attimi, emozioni e sensazioni indimenticabili si sommano ai precedenti, stampandosi dentro di noi.
Trascrivere tutto ciò su di un freddo foglio bianco, probabilmente, sminuisce e non aiuta a rendere la vera idea dell'esperienza ed a trasmettere l'indescrivibile dal punto di vista emotivo. Però, non vorrei che rimanesse "poco più di niente", visto l'amico tempo "che immobile va".
Ma esistono anche ricordi indelebili. E questo lo è. E' uno di quei pochi ricordi indelebili che si addentrano, s'incidono, s'imprimono e non esiste nulla che sappia cancellarli. Ecco che spunta un'altra certezza!
Il MIO ed il NOSTRO concerto.

Enrico, grazie!

Tiziana

 



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