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BRESCIA 21.03.2010 by Alcy

E OGNUNO LASCIA UN SEGNO NELLE PERSONE Più SENSIBILI

Prendi tutta tua razionalità, il tuo autocontrollo, la tua fermezza, le tue convinzioni.
E gettali via.
Prendi gli errori tutti di una vita, i tuoi traguardi, i buoni propositi, le occasioni lasciate ad aspettare, le carezze passeggere.
E mischiali.
Ripensa al torpore di una nostalgia, al batticuore dell’innamoramento, all’immobilità di certe domeniche pomeriggio, all’adrenalina di altre sere.
E lasciati confondere dalle sensazioni.
Prendi ora tutta la tua voglia di amare.
E lasciati andare.

La tua vita è tutta lì, su quel palco. Tra le poltrone. Nell’aria. La ritrovi nelle canzoni che ti hanno cresciuto, forgiato, plasmato, condizionato,
mantenuto intero quanto tanto intero non eri.
Come l’attore, anche tu stasera hai un corpo solo ma tante anime quante sono le canzoni: c’è solo una distesa azzurra davanti a te mentre navighi a vele
spiegate; ora però hai freddo, sei nel fango, e un rumore sordo ti ricorda che sei in guerra. Adesso ti ritrovi a camminare tra i rumori della città, e
avverti i sapori di una storia finita. Un istante soltanto ed ecco che scoppia un temporale, ma per fortuna trovi chi ti copre con il suo impermeabile.
In una sera sola vivi, muori e rinasci mille volte. Ogni istante, nota dopo nota.
Ti senti fragile, e ti assale all’improvviso la voglia di essere abbracciato.
Ti senti forte, e ti viene voglia di correre all’impazzata incontro alla vita e dare tutto e farsi male e non fermarsi mai.
Ora sorridi, perché le parole che stai ascoltando parlano di te.
Ora piangi perché ti sei commosso (com’è bello non fermare le emozioni!).
Ora sogni, perché certe canzoni dissolvono il labile perimetro della realtà.
Ora ridi, perché qualcuno è salito sul palco ed è così disinibito da improvvisare le più impensabili mosse. O perché quando la ruota indica “Confusi
in un playback” ti dimentichi di essere in un teatro, ti alzi di scatto e gridi come solo il più grezzo dei tifosi sa fare se nel derby la sua squadra segna al
90°.
In alcuni momenti, a casa, quando ascolti certe canzoni, ti domandi: Può un’assenza darti tanto? Può condizionarti così? Occupare un posto così grande in
te? La risposta viene da sé. Durante il concerto quell'immagine assente si fa presenza. Tutto si concretizza e sotto al palco, mani nelle mani, occhi dentro
agli occhi, ti accorgi che Enrico ti sta piantando nel cuore molto più di una canzone.

Si chiude il sipario. Due chiacchiere in teatro ed esci fuori.
Aria.
Cammini tra la gente ignara del bombardamento di emozioni che ti ha appena colpito.
E ti viene voglia di raccontare al mondo intero, perdio!, che scoppi di vita.
Ma non trovi le parole.

E IL FIUME CAMBIA IL LEGNO MENTRE LO TRASPORTA VIA

Alcy



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