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Casalguidi (PT) 20.09.2010 by Tiziana

“Io non chiedo altro”.
Ma veramente nient’altro. Perché non c’è nulla ancora da chiedere.
Sento una mano poggiarmisi sulla fronte. Un improvvisato termometro umano pronto a misurare l’emozione ed il brivido che mi pervade.
Il livello di mercurio ha raggiunto il picco e non sembra intenzionato a scendere.
Non che io lo desideri. Anzi.
La colonnina ha iniziato la sua scalata nella mattinata, alimentata dalla presenza di una persona senza la quale nulla sarebbe stato ugualmente indimenticabile e contornata da una serie di splendidi incontri, avvenuti lungo lo scorrere del tempo.
C’è stato un inizio. E speri che sia un inizio senza fine, una volta tanto.
Ci si ritrova, quasi d’improvviso, lontani da casa, distanti dalla propria città, ma sempre, immancabilmente protetti, sicuri, in famiglia. E ci si stupisce, anche se non si dovrebbe.
Con qualche ora d’anticipo ci si appropria della transenna e c’è tempo per amarla, odiarla, sfidarla, toccarla, insultarla e perdonarla. Nasce un rapporto intenso. Giusto a filo, poco prima di capire che sarà il tuo supporto fisico fino a quando non verrà fatta “cedere”. Forse non la ringrazi nemmeno, l’abbandoni, la lasci a sé stessa. Diciamolo: te ne freghi altamente e ti fiondi “nel punto in cui faranno luce”, approssimandoti a quel ristretto tratto di palco sopra il quale non sai descrivere cosa ci sia.
Batteria, chitarre, tastiere, basso, casse, amplificatori, pedaliere. Ok.
Ma se non ci fossero loro, coloro che utilizzano tutto ciò. Ti renderesti conto di essere lì inutilmente.
Invece, alzi lo sguardo, vedi una scarpa a pochi centimetri da te, i tuoi occhi puntano verso l’alto, in un’unica direzione, e tu fingi distrattamente di essere indifferente (chissà perché poi), tra l’altro, con scarso successo. E non capisci, pur sapendolo, che in quel momento sei veramente te stesso, c’è tutta la tua essenza che si fonde “e si confonde” in quella voce e tra quelle note che ti trapanano dolcemente interiormente.
Allora, prendi coraggio, alzi il tuo braccio (e non paga di aver già abbandonato la transenna, ora ripeti la stessa operazione con la macchina fotografica) e… “Ti addormenti, dimmi che lo senti… Che ti sta toccando piano… Piano quanto vuoi… Come le carezze che non hai”. Ti senti la mano, letteralmente, raccolta e stretta delicatamente nella sua. Non è passato nemmeno un secondo e inizi già a temere che stia per finire. Senti allentare la presa e, inaspettatamente, una nuova ricongiunzione accresce il tuo stato di grazia. Catturi le carezze e mentre si abbassa sorridendoti e guardandoti, sa, con l’ennesima piacevole stretta, congedarsi perfettamente da te.
Stai cantando, ti stai divertendo e cerchi un metodo, che infallibile non è, per stoppare il tempo.
Panta rei.
Ti senti fuori di te, quando in realtà più felice e leggero d’animo di così non sei mai stato. Forse, dall’impegno che hai impiegato nello scatenarti, hai cambiato tonalità di voce, ma ha importanza questo?!? No. Anzi, ne è valsa la pena.
Non ti stai chiedendo perché tu l’abbia fatto, ma cosa sarebbe successo se non l’avessi fatto. Quindi, il bivio stavolta è a senso unico.
Con il sorriso sulle labbra, t’incammini verso la macchina e la pellicola della tua memoria inizia ad autoproiettarsi.
“E non puoi dimenticare certe sensazioni.
E’ difficile cercarle, devi conservarle
Mentre corri sulla strada.”

Tiziana



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