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CASTELNUOVO VAL DI CECINA (PI) 8.08.2010 by Mairold

Forse troppo spesso si cade nella tentazione di dire, riferendosi ad una determinata cosa o ad un determinato evento, “ma l’hai già fatto cento volte!”, “ma lo hai già visto un sacco di volte!”, “ma vai sempre in quel posto in vacanza!”, ecc… Spesso me lo sono sentito dire per un concerto di Enrico: “ma ancora a vedere Ruggeri? Ma sono sempre le stesse canzoni…!”
Ebbene, una cosa è certa: Enrico non mi stanca mai! E siccome una cosa che non stanca significa che è ancora percepita in un certo modo, significa che non ha esaurito la sua carica. Paragonando ad una batteria direi che Enrico è una batteria la cui carica è ancora al massimo e basta che ti avvicini e la senti, la prendi, ti contagia.
Ecco che se sei in un momento no, ti serve una ricarica, se sei in un momento sì, un pieno di energia non guasta. In entrambi i casi, all’accendersi delle prime luci, ai primi brusii, alle canzoni che fanno da apripista al concerto (è piacevole prepararsi all’evento con i pezzi di Andrea Mirò!), il cuore inizia pian piano a ribollire, le sensazioni iniziano già a montare, si inizia a ringiovanire dentro per poi arrivare in fondo, dopo oltre 2 ore, ad avere un’anima che non conosce età.
Ogni volta le medesime cose, i medesimi personaggi, le medesime facce, ma alla fine si torna a casa sempre con qualcosa di differente, nonostante la voglia di cantare, saltare e battere le mani, avvicinarsi al palco sia sempre la stessa.
Nell’occasione di questa serata toscana l’inizio sembrava quasi diverso, irreale: i soffioni di Larderello che sbuffavano alle spalle, un’organizzazione rigida (impossibile entrare nel campo sportivo per assistere alle prove), ma al tempo stesso approssimativa (i biglietti erano più o meno disponibili ma non si sapeva dove, quando e come) e pochissimo tempo prima del concerto vi erano si e no 200-300 persone, che poi sono diventate approssimativamente 1.500-2.000.
La “giostra” per raggiungere la località forse faceva da deterrente (un continuo saliscendi dalle colline metallifere della Toscana, su strada non perfettamente liscia…che ha messo a dura prova il mio rapporto col mio navigatore…), però c’era Enrico e quindi…vale tutto, anche sciropparsi in giornata una lunga trasferta e rientrare a casa alle 6 del mattino seguente.
All’inizio, come dicevo, la mia sensazione personale era di vivere una “cosa strana”, un po’ distaccata, proprio per la sensazione delle poche presenza (anche 2.000 persone in un campo da calcio sembrano “niente”), ma coloro i quali hanno organizzato questo concerto (davvero un numerosissimo gruppo di volontari) facevano trasparire fiducia.
Comunque sia, quando si entra nel vivo dello spettacolo, riesci a dimenticare tutto quello che hai, le amarezze che ti sei portato da casa, i problemi che dovrai affrontare il giorno dopo, le diatribe che hai avuto con un volontario quando chiedendo cortesemente di spostare il cartello “riservato handicap” messo proprio davanti al palco, perché rientrava inevitabilmente in tutte le fotografie ti senti rispondere “non posso perché non è possibile e non me ne occupo io” (dopo esattamente 3 minuti ha chiesto ad un collega e lo ha fatto…almeno è stato gentile…), insomma…tutto scorre.
Inizi a vivere il concerto, con le sonorità pulite di Vivi che ti consentono proprio di lasciarti andare a mille pensieri e a mille sogni, ma con uno sguardo alla realtà, al rock de “L’ordine naturale” che ti invita a non porti mille domande alle quali non ti è facile rispondere perché è la legge della vita. Tutto questo procede ancora con il susseguirsi di brani e di siparietti simpatici tra Enrico (che si lascia andare anche ad una perfetta simpatica imitazione di Moggi quando a girare la ruota sale un guardalinee) e la gente intorno; e quando si vede Enrico che lotta contro un mega insetto degno di un documentario di Animal Placet, impugnando l’asta del microfono con fare autoritario come Mosè col bastone per aprire il mar Rosso, capisci quanto quest’uomo sia “umano” e sai cogliere le sfumature dell’uomo che lo rendono ancor più un essere speciale nonostante sia su di un palcoscenico con le luci puntate. Questo è fantastico a mio parere, questa è l’essenza, che ti permette di entrare nelle sue canzoni e di farle anche un po’ tue.
Forse è questo che ha generato un cambiamento in mio padre, che da quando l’ho portato per sbaglio al concerto di Padova in Marzo per la prima volta è rimasto “flashato” e ora sembra essere rinato. I fumi del palco si confondono con quelli dei soffioni (ma quanto fumo hanno sparato?) e sembrava di essere in Lomellina in inverno, visibilità al limite…ma poi migliora per fortuna col passare del tempo, la voglia di oltrepassare le transenne è molta, gli sguardi si incrociano, i cenni di intesa pure, ma forse è un po’ presto: a Rock Show il primo sussulto, a Poco più di niente il secondo e a Polvere ormai iniziata è la “nostra volta” e si và!
Enrico accetta, energumeni sbucano da ogni dove (ma dove caspita erano devo ancora capirlo) e si fanno largo anche con maniere forti, e non basta nemmeno un cenno di Enrico per calmarli, ma poi si arrendono e si rimane lì sotto per vivere Peter Pan e i bis. Enrico prodigo di sorrisi e di “manate” (è sempre bellissimo terminare un concerto ricevendo il cinque da Enrico), Fabrizio che avanza col suo basso e Schiavone che si esibisce in assoli che ti entrano dentro, il microfono di Enrico che ti sorvola la testa e lui lì sopra a farsi ammirare (ti piace vero Enrico?!?!?...A chi non piacerebbe?!?!?) che sorride felice perché adesso è il vero momento in cui l’interazione col pubblico è massima. In questo momento diventi un tutt’uno con lui, con la band tutta (anche con Marco Orsi che con la sua batteria è nel suo attico là dietro).
Questo è proprio il momento in cui capisci che ci sei! E’ il momento in cui il sogno si avvera e il protagonista insieme al “palco” sei un po’ anche tu e ciò ti riempie di orgoglio e puoi andare a casa felice e rigenerato, come le altre volte, ma con un’esperienza in più!

Massimo (nick forum Mairold)



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