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FIRENZE 15.03.2010 by Lpdm

Qualcuno è allegro
Qualcuno è triste
Chi non vede le fate
Chi le ha già viste
È pronta a partire
A prendere quota
Stai già per stupire
Arriva la ruota

Rime infantili, vagano dove è giusto che stiano, nella nostra parte bambina. In un teatro moderno bagnato dall’Arno, Ognuno prende il proprio biglietto, la propria macchina fotografica, calibra al meglio occhi e orecchie. Molti dimenticano fuori in maniera quasi scientifica il ruolo che la vita gli assegna, che si chiami lavoro frustrante, mestiere divertente e ben pagato, liti e parole grosse, rancori e domande. Un fardello ingombrante e affannoso che non può e non deve entrare. Le anime sono leggere al punto giusto, ma il peso delle luci accese non le fa ancora levitare.
Manca qualcosa, il carburante poetico accompagnato al catrame del buio, manca l’insicurezza del caso, di capire quale concerto Enrico e la sua ruota ci doneranno. Come tutti i cadeau che si rispettino parte con l’invito al viaggio. La intro del nuovo album, seguita “a ruota” da “l’attore”. C’è qualcosa che sa di metafora, comincia a prendere corpo.
Quella strana e carezzevole sensazione che il concerto sarà come un libro splendido dove tuffarsi con tutti i sensi. La percezione che in un paio d’ore si assaporeranno le stesse sensazioni che si gustano in una vita intera. La sicurezza dei punti di riferimento che ci ha fatto crescere, rappresentata dalle canzoni di Enrico che sono comunque in scaletta. Come dei buoni genitori, che si fanno amare e sai che sono sempre lì, anche quando la vita ti impone le distanze. Ma attorno orbitano i “misteri”, il bene o il male che non sai come e quando troverai. In una parola il caso, l’incertezza. A voler cogliere un gioco strano, è singolare come il movimento regolare di una ruota, lasci comunque spazio all’incertezza, come un cerchio che occulta angoli insospettati. I giudici che sentenziano sulla parte casuale siamo noi, nel mare di orecchie e occhi che ascoltano e osservano, Enrico sceglie con criteri affascinanti e personali, a volte sa dove andare, come con Niccolai, professione guardalinee, con figlia che si chiama Marta a cui viene fatto il regalo di una canzone scelta da Enrico (chissà quale? Si può dare di più ovviamente!!), o con Paolo Vallesi e Cherubini, a volte pesca nel mazzo degli sguardi che incrocia, come Chiara, ben indirizzata dai genitori alla musica di spessore.
Ed ecco in rigoroso ordine sparso e non di scaletta ormai posseduta dalle nebbie della memoria del sottoscritto, Enrico che dipinge il suo affresco casuale e spennella: vivi, il mio onore, confusi in un playback, rien ne va plus, nuovo swing, l’ordine naturale, Marta che parla con Dio, prima del temporale, il futuro è un’ipotesi, notte di stelle, polvere, a un passo dalle nuvole, quello che le donne non dicono, old girlfriends, il mare d’inverno, il portiere di notte, mistero, rock show, Peter Pan, la notte delle fate, contessa.
il mare di visi confluiti sotto al palco, chiude due ore e passa, incastonate di canzoni e riapre il fianco alla realtà, dopo i saluti e le strette di mano “ad personam “ che Enrico non lesina mai.
Uscendo il mondo aspetta, ma sembra non ruggire come prima, così come la notte e il freddo. La coperta di canzoni di Enrico ci accompagna fino a casa scaldandoci. Nel frattempo grazie a lui, per un po’ abbiamo ammaestrato le angosce e i fantasmi e gli abbiamo ordinato di stare buoni in un angolo. Speriamo che duri, ma se non fosse così, basta cercare un’altra notte come questa e le nostre sconfitte saranno di nuovo..sconfitte da Enrico.

Ettore




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