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MILANO Teatro Manzoni 9.10.2010 by Tiziana

Non so se sia questo il momento opportuno. Sta di fatto che, lo sia o meno, non posso restare qui, fermarmi ad aspettare un senso di stabilità che, nemmeno cercando volutamente, riuscire a trovare. Anzi no, cambiamo verbo e ricostruiamo l’affermazione precedente.
Blablabla… Che, nemmeno cercando volutamente, vorrei trovare.
I centometristi d’una gara d’atletica sono in pista ai blocchi di partenza. E così, ogni singola particella di stato d’animo che deve sfidare il tempo e prevalere sulle avversarie.
Un rettilineo di cento metri è un niente. Vola. Come quando si è a casa ed esattamente ventiquattro ore dopo ci si ritrova nello stesso posto credendo di essersene andati. Essendone fermamente convinti. E scoprire che, per una volta, si aveva ragione. Era tutto vero.
Eh sì, perché tu sai di non abitare a Milano (il che non necessariamente è scontato in certi momenti) e prima di allora potevi anche ignorare l’esistenza di un teatro come un altro; la vita non ti sarebbe cambiata.
Anche perché tu non ci sei andata per il contenitore, ma per il contenuto.
Ad un certo punto ti senti anche una deficiente, perché non capisci un tubo. E quel tubo inizierai a capirlo il giorno seguente, il dopodomani e via dicendo/andando.
Provi una sorta di apatia che ti rende irriconoscibile persino a te stessa. Un’assenza di emozioni data da un eccesso di emozioni. Un po’ come quando sommi due numeri di segno opposto e ti ritrovi con uno zero, che è “l’incognita apparente” collocata “tra il rosso e il nero”, appunto.
Intanto, hai scoperto di essere un “solo punto verde”, “in mezzo a quella grande ruota”, quindi due coordinate le conosci e ti devi ritenere miracolata. Poi, la pallina salta proprio su di te e intuisci di avere un fondo pazzesco, degno della miglior bottiglia di champagne.
Evidentemente, “sobrietà” non rientra nel tuo vocabolario, quindi prendi e decidi maldestramente di sfidare i centometristi-particelledistatodanimo di qualche riga fa. Sai di essere destinata a perdere, per che caspita di motivo partecipi?!? Quella de “l’importante è partecipare”, ormai, è obsoleta. Ma sempre attuale, dici? Vabbè, mettiamola su questo piano (“americano”) e diamola per buona.
“Ai vostri posti… Pronti………. Via!”
Eh? Perché sei triste?! Sapevi che l’unica chance che avevi di vincere la gara consisteva nel posizionarsi a 5 cm dal traguardo per varcarlo allo sparo dello starter.
Ma non sarebbe stato onesto, lo so.
Contro le emozioni è impossibile vincere. E dovresti saperlo tu che sei stata a Belluno, Fiumicello, Pozzuolo Umbro e Casalguidi, prima che a Milano.
Per (in)seguire quello starter che “ti confonde in un playback”.
L’infanzia ti scorre davanti alle pupille e ami ricordarla accompagnata da un sottofondo così piacevole e toccante.
Non hai più sei anni, ma qualcuno in più; non sei in auto, ma quella poltrona di teatro profuma un po’ di sedile, di accelerazione, di velocità (purtroppo); non sei in compagnia di tuo padre, ma sei in compagnia. E che compagnia.
E quella poesia “ognuno lascia un segno nelle persone più sensibili”, che sai essere vera, ti scalda l’anima regalandoti un biglietto d’ingresso per il mondo parallelo di una realtà che non sempre sei in grado di vivere. Un regalo non si rifiuta ed eccoti ondeggiare e librarti nell’aria, che non è il vuoto, in totale assenza di gravità. Una leggerezza intrisa di positività fa apparire qualunque cosa nelle vesti di un locus amoenus. Il tuo sguardo imbevuto di curiosità non ha troppe distrazioni e si concentra sul “centro di ruota”, che non è complesso immaginare quale sia se tralasciamo aggeggi virtuali e meccanismi vari. Effettuiamo, invece, una messa a fuoco circa nel bel mezzo del palco (di nostra vita).
Click. Bzzzzzzz. Eccolo, perfetto.
Ancora prima di approssimarsi al microfono sorretto dall’asta, è già padrone della scena e calamita su di sé come un potente magnete occhi, padiglioni uditivi, ugole, corde vocali, dita puntate e di certo “qualche desiderio perduto e spinto oltre il limite”.
“Sta decollando un satellite e gravita attorno” e a milioni di particelledistatodanimo si mescolano particelleormonali che orbitano in sala scatenando una vera e propria tempesta, volendo, impercettibile, se non nei momenti topici di scioglimento nodo/slacciamento cravatta/rimozione giacca, in corrispondenza dei quali un boato è, perlomeno, riconoscibile.
Il tuo viaggio prosegue, nonostante tu non conosca la destinazione, sempre ne esista una. A parte che chissene.
Tu sei giunta fino a qui per avere un’ulteriore conferma che “tutto questo mio rincorrere nel ripetuto scegliere tra una vita di rappresentanze e compiti delle vacanze e questa voglia di fare mi hanno portato qui”.
E che “non finirà”.
“Anyway”.
A volte qualche dubbio ti assale, inutile nasconderlo, tanto che ci sei a tal punto da risultare assente nel grande appello poco scolastico del presente.
E forse, quando è tardi (anche se non è mai TROPPO tardi) ti ritrovi “ad un passo dalle nuvole” (nonostante la “notte di stelle che guardano noi”) senza aver fatto ricorso ad un “paio d’ali”, anche se “ogni donna” ne ha uno “chiuso dentro sé”.
Non vorresti essere in nessun altro luogo se non in quello in cui ti trovi. Dalla quinta fila, la centometrista che è in te, ti ha fatto conquistare una discreta posizione sotto il palco. Avresti potuto fare di meglio, ma il tuo scatto è valso la pena.
“Anyway”.
Intanto, nel valutare la cosa, ti lasci scappare le famose particelle, che saprai però, fortunatamente, riacciuffare perché farfalle che sanno di poter vivere un’illusoria libertà.
Tu le catturi, le rilasci, le riprendi, le tieni strette a te e sei talmente protettiva e, talvolta, soffocante che non le lasci respirare rischiando di ucciderle.
E su quel palcoscenico che annulla le distanze c’è chi ha il potere di riportarle in vita nel tentativo riuscito di intingerle nell’elisir dell’eternità. “Domine mundi”.
Chi è capace di tanto andrebbe ringraziato. Tu non sempre ci riesci.
“Enrico, grazie di esserci!”
Qualcun altro alle tue spalle l’ha fatto anche per te.
E se tu che leggi, sì… Dico proprio a te.. Stai cercando di dare una spiegazione scientifica a TUTTO questo… Beh, tanti auguri anche se non dovesse essere il tuo compleanno.
Peccherò di presunzione nel dire che inizio a comprendere dove stia il vero “mistero”. Ancora una volta, stai andando incontro ad una sconfitta.
Ma quando le sconfitte sono queste… Che piacere perdere!
Meno male che non sono un’atleta (a livello agonistico).
Non sarei credibile.

Tiziana