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PADOVA 19.03.2010 by Mairold

E’ difficile questa volta! Davvero difficile!
Esprimere un concentrato di adrenaliniche emozioni in poche righe, dopo essersi sobbarcati 800 Km ed essere rientrati a casa a notte inoltrata non è cosa semplice, ma desidero provarci ugualmente, adesso, subito dopo una serata fantastica in cui il Rouge ha offerto il meglio di sé stesso.
Capisco sempre più che “il contenuto della sfera che divide le orecchie dell’uomo” è un elemento importante per la vita ed Enrico ha veramente una gran testa. Lo colgo dalle frasi delle canzoni che ad ogni concerto mi rimangono dentro, tutte le volte una diversa, ma sempre con significato, con precisione, come se fosse un dardo che dal palco parte e colpisce in maniera chirurgica l’animo dello spettatore, il cuore del pubblico, indipendentemente dal fatto che questo si trovi in prima fila, laterale, o in fondo.
Avevo con me uno spettatore particolare ieri sera: mio padre! Proprio nella giornata della Festa del Papà, per varie situazioni, è venuto mio padre ad accompagnarmi, ed Enrico, con la sua finezza me lo ha fatto notare: “bravo, quale giorno più indicato per portare tuo papà? Proprio oggi, che è la sua festa, anzi…la nostra festa, perché anche io sono padre e sto per diventarlo ancora!”

Un tendone gigante si apre sul palco e tutto ha inizio, col mix di suoni, dapprima “acustici” ad accompagnare “La Ruota” e poi più incisivi a condire “L’attore”.
Enrico tirato a lucido, nel vero senso della parola, perché una giacca nero-lucido scende su una camicia bianca, che poi successivamente ha cambiato.

Il meccanismo del rosso pulsantone entra in azione: una ragazza sale e preme ed esce Trans, accolta con un po’ di stupore dalla gente che magari non sapeva dell’esistenza di questa canzone interpretata da Enrico con molto trasporto.
Poi via, ancora con la ruota che gira, ed ecco Ulisse, Ti avrò, Non finirà.
Polvere è eseguita magistralmente, da brividi, come non mai.
Intanto soltanto donne salgono sul palco (Enricoooo !!!) ma ecco poi la grande sorpresa della serata: sale un ragazzo (l’unico) e preme: gira gira gira gira…Si può dare di più!
Ovazione ed Enrico rimane stupito: “sono 23 anni che non canto questa canzone, che all’inizio avevo considerato un po’ leggera perché non mi appartiene molto, ma oggi, confrontandola con quello che c’è in giro…questa è XXX (ha citato un autore letterario credo che ho faticato a percepire)…[si sente un tonfo incredibile]…anche gli strumenti si ribellano…”
Ma…”Come inizia? Ta ta taa e poi parto? Ah, no…ok, ok…”
E via: “In questa notte di venerdì…” Ma questa sera è proprio venerdì…ecco che allora ti torna in mente il concetto della ruota, con le situazioni che nella vita ritornano: è proprio una notte di venerdì e sono al concerto con mio padre nel giorno della festa del papà!
Il pubblico canta, Enrico la esegue con tanto di imitazione di sé stesso (faccio uno che imita Ruggeri…sto imitando me stesso, dice) e con l’imitazione di Tozzi, cantata in “tonalità svizzera” ma lui è carico, tonico…e la canta, facendosi aiutare dal pubblico e da Fabrizio Palermo, in una interpretazione magistrale di questa canzone che vede coinvolti anche i bimbi, che la sanno. Alla fine un minuto e mezzo di applausi ininterrotti, 90 secondi continui, quasi che Enrico si stupisce e fatica ad andare avanti.

Poi lo spettacolo riprende e quelle nuove del disco si alternano ai pezzi storici, i soliti pezzi capaci di far convogliare le voci e gli sguardi di diverse generazioni presenti verso un unico palco e anche mio padre che per la prima volta assisteva batteva con impegno ritmicamente le mani e il piede.
La ruota ci regala la possibilità di ascoltare un classico italiano e c’è spazio per un omaggio a Sergio Endirgo.

Gran finale di Rock Show che chiude la parte precedente i bis, con le luci che pulsano, la batteria che scandisce ogni istante, Schiavone che suona con trasporto la sua chitarra e Palermo che punteggia a colpi di basso la melodia rock.
Poi all’invito del grande protagonista, tutti sotto al palco (beh…mio padre è rimasto seduto). Un palco in perfetto stile Alpi, tanto che era alto, ma capace comunque di creare un contatto, di mani, di sguardi, di sorrisi, di intese, tra Enrico e la gente stipata lì sotto (sembravamo in trincea tanto che si era in basso). Enrico si abbassa per battere i 5, come se si dovesse allacciare la scarpa, ma è lì che le emozioni vengono trapassate di mano in mano, di dito in dito.
La Notte delle Fate, Contessa e Mistero: tre canzoni che da lì sotto sembravano piacevolmente interminabili.
Palermo viene avanti, Schiavone pure ed Enrico è lì, col suo piede che mi batte il tempo proprio davanti alla mia fronte, il suo microfono che ondeggia, l’asta che oscilla, il filo che sembra “disegnare poesia” nell’aria, tra il fumo che sale, a ritmo di musica.
Poi i grandi saluti finali, con la tenda che dopo circa 3-4 minuti di applausi si chiude e Schiavone, con Enrico, rincorrono quella finestra che diventa sempre più piccola tra le tende rosse, per compiere gli ultimi saluti prima del rientro negli “spogliatoi”.

“Papà allora?”
“Bestiale – risponde lui – davvero incredibile”
“Adesso ci avviciniamo che te lo presento”
Così è stato, anche lui ha scambiato due parole con Enrico e poi via, rientro verso Cittiglio con ancora …cento e più chilometri alle spalle e … da fare, ma con nel cuore una immensa gioia e un oceano di emozioni, che in questo periodo mi servono veramente!

Massimo (nick forum Mairold)

 

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