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SALSOMAGGIORE T (PR) 06.03.2010 by Piero

Piccoli contrattempi non ci possono fermare. Il telepass che non funziona, il freddo

pungente di questa sera, la strada per raggiungere Salsomaggiore che si snoda tra mille rotonde e cartelli stradali incerti.
Siamo di nuovo in viaggio. Un viaggio poco fisico e molto spirituale.
Salsomaggiore, da buona cittadina turistica di provincia, ci accoglie con silenziosa tranquillità. Qualche bar animato da pochi personaggi che bevono, conversano, telefonano, tutto contemporaneamente. Alberghi in ristrutturazione, negozi chiusi. Il vento, che ci scombussola le idee, ci fa capire che tipo di serata potremo vivere. Pungendoci dentro ci riallinea, ci sintonizza con noi stessi e con le nostre emozioni. Rialimenta quella sorta di filo invisibile che i mesi e gli anni trascorsi non hanno mai indebolito. Siamo ancora noi, lì, partecipi, come a Pray, come a Settimo Torinese. Anni fa, ormai lontanissimi. Ma nulla è lontano, tutto è presente quando siamo qui, quando siamo con voi.
Peccato non ci sia il sipario a significare, al suo aprirsi, l’introduzione in un ambiente accogliente, caldo, amichevole. Dove noi spettatori diventiamo un tutt’uno con voi. E viceversa.
Lo spettacolo inizia vedendovi materializzare nel buio della scena.
Enrico parte subito con nuove parole, giovani e appena nate canzoni, da regalarci, da far camminare, avviare nelle nostre memorie e nel fiume composto dai sentimenti in musica di una vita. Inizia così un’altra vita dove noi siamo lì seduti e partecipiamo, commovendoci, riflettendo, indignandoci, cantando(tanto), pensando(molto), divertendoci, in questo nuovo, magico incontro.
Il concerto non è mai solo un concerto. Non lo è mai stato, non lo sarà mai. È di più, molto di più. Con Enrico nume tutelare di noi stessi.
Che non sia solo un concerto dove qualcuno canta e suona, qualcuno applaude e poi tutti a casa, lo si capisce quando, durante la presentazione degli splendidi musicisti che accompagnano Enrico, l’applauso più intenso, dopo quello tributato all’insuperabile Luigi, lo riceve Francesco a significare: benvenuto tra noi, bravo, coraggio, sei già dei nostri. E non importa se certi riti, tipo i “giri” che Enrico ti fa fare prima di attaccare “Contessa”, non ti sono ancora familiari. Ci sarà tempo e modo per farli tuoi.
Le canzoni sono sempre troppo poche e anche il bis vola via in un lampo. Resta la gioia per le emozioni vissute, le immagini ricevute, quella familiarità che unisce le nostre vite.
Usciamo dal teatro osservando i volti sorridenti e soddisfatti degli altri spettatori. Sì, non ci siamo sbagliati, non si è trattata di una magica serata solo per noi.
Ci aspetta il viaggio di ritorno ma non ci pensiamo. Lo facciamo sentendo e risentendo le canzoni de “la ruota” perché non siamo ancora sazi.
Ci vediamo ragazzi e grazie.


Piero



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