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TORINO 25.03.2010 by Audrey

Non vedevo il Rouge su un palco dal concerto di Capodanno a Monza.
Quindi non da un eternità.
Ancora non sapevo che Billa non avrebbe più fatto parte della band, ancora non sapevo che sarebbe uscito un nuovo disco e senza i suoi contributi umani ed artistici, quindi ero superultraentusiasta della serata da passare con persone care e con il mio idolo che suona per noi.
Perché di persona grazie alle varie “comparsate liguri” Rouge l'ho rivisto a SanRemo insieme a tanti Nuovoswinganti, con una piccola tromba (da noi modo di dire per significare disappunto) sul viso velata di delusione mista a tristezza per l'esclusione dalla finale, quindi proprio tanta astinenza non potevo dire di averla, considerato appunto questo sipario divertente e gioioso de La notte delle fate e tutti i suoi contorni.
Eppure l'ennesimo fantastico biglietto per Torino per il bruttissimo (da ogni punto di vista) Teatro Colosseo che mi ha vista li dentro per la prima volta 23 anni fa, io l'avevo già in casa da un pezzo. Da così tanto che si è tasformato in un fermacarte, un elefante di giada, un pezzo di porfido marmorizzato sulla mia scrivania. Uno stupido pezzo di carta che non si materializza più, per un periodo di tempo che si rivelerà incalcolabile. Come quando aspetti il 13 in Via Po, come quando ti devono dire se l'esame per la patente l'hai passato o no, come quando ti aspetti che lui si avvicini e appoggi le labbra sulle tue.
Quel frangente lì insomma che diventa eterno e ogni giorno che passa è inutile, perché di questo biglietto nessuno ti strapp la parte magica.
Poi finalmente arriva il momento in cui lui può smaterializzarsi ma chi invece si trasforma in marmo sono io! E”Rien ne va plus...”: per un secondo, entro, rispondendo alla chiamata di un'amica già all'interno di un teatro spalancato (in ognidove, al prossimo) e assisto per un micro secondo mio malgrado e mia disgrazia alle prove del concerto. Sento Enrico che accenna proprio ciò che non avrei voluto sentire e cioè “Ognuno di noi è un centro di ruota...” e quindi col batticuore in corso mi volto per scappare da una sorpresa oramai rovinata.
Voltandomi “c'è qualcuno da fuori che mi aspetta alle uscite” e che mi riprende come fossi una stupida teenager da Tokio Hotel che ha sbagliato palazzetto (quello stesso giorno suonavano a Torino), con un fare da Gestapo.
Da qui in poi non riesco più a sciogliermi. Già ahimè.
Avevo avuto dei presagi, eccoli, ma mi sono detta “Ma suoniamo poi ..si vedrà..”.
Arrivano i miei compagni torinesi storici con cui è sempre fantastico ritrovarsi sotto il palco del Rouge e prendiamo posto. Mi mancano intorno alcuni amici come Betta, Chiara, Catia, Magda,Cento, Gano, Ciops ma so che qualcuno l'avrei rivisto presto quindi metto via questo pensiero.
Prima fila e freddo, ho quasi paura!
Eccolo finalmente: il Rouge: splendido, aureo, affascinante come sempre, nel suo vestito elegante “e quando il freddo mi stringe nel silenzio che c'è quegli occhi stanchi li punto verso il cielo e cambiano le facce però gli stati d'animo no”.
No, non l'ha cantata ma mi rappresenta perfettamente la situazione.
Infatti, non so dire perché ma forse tutta quest'infinita attesa, intervallata da commenti già letti, un piccolo ma allo stesso tempo grande vuoto lasciato da 10anni di Billa su quel palco, il pensiero di questa ruota che avrebbe coinvolto forse qualcuno di noi, mi ha disorientata fin dall'inizio e pochi sono stati i momenti in cui mi sono davvero sciolta e ho goduto dei momenti che so, che conosco meglio di me stessa e di cui non saprei fare a meno.
Quei momenti per cui quanto torni a casa dopo una serata così, dopo aver sentito Ulisse per es., non riesci a prendere sonno fino alle 3.
Uno di questi è stato Rouge avvolto da una splendida calda luce che siede al centro del palco e interpreta con l'aiuto di un libro e gambe meravigliosamente accavallate, Old Girlfriend.
Magnifica cornice incasellata per sempre nella mia mente.
E poi l'interpretazione anticipata dalla bella presentazione della bellissima Vivi che attendevo con ansia e che mi scalda il cuore, ma non avrebbe potuto essere diversamente. E' una canzone davvero bella volevo tanto applaudirla!
Ecco, qui ho provato quei brividi che volevo e a cui ero predisposta ma in attesa da “troppo” tempo.
Non capisco Polvere che parte così all'improvviso, infatti guardo perplessa i miei soci di traghettate ma loro avendolo già vissuto altrove mi assecondano gentilmente.
Laura sale sul palco ed estrae Trans.
Poi esce La Primavera a Sarajevo.
Gabriele Ferraris timido (ma non sulla carta) e storico estimatore giornalista de La Stampa estrae Il futuro è un 'ipotesi e qui devo dire un brivido mi ha pervasa perché mi fa fare un salto temporale incredibile.
Viene chiamato l'aiuto stilista dello stilista Pignatelli di cui non ricordo cosa viene estratto (!).
Salgono Brizzi (attore) e con nostra sorpresa la mitica Paola Cortellesi accolta da una meritata ovazione che estrae la stupenda Attimi.
Premio della critica con cui Enrico ha “arredato il salotto” cioè Nuovo Swing e Rien Ne va Plus.
Il concerto scivola verso la fine quando finalmente sotto il palco partono le fantastiche note di La notte delle fate che sento finalmente dal vivo e che mi travolge per quanto è bella e della oramai mitica Rockshow e tutti i bis che conosciamo allora li ritrovo me stessa, con tutte quelle emozioni che queste canzoni mi scuotono dentro e riesco a saltare con tutti i miei tacchi!
Ma è tardi Adriana!
Hai perso un'occasione per risvegliare quella bambina che Enrico risveglia ogni volta in te.
Ma domani è un altro giorno, c'è Alessandria, sei ancora in tempo.


Grazie Enrico per essere venuti a Torino e quando volete....tornate a trovarci.

 

Adriana (nick forum Audrey)

 

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