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Difesa Francese

DIFESA FRANCESE

Intervista realizzata primavera 2011

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Scheda presentazione Enrico risponde:


- Esce nel : Febbraio 1986
- Copie Vendute: 50.000
- Musicisti che hanno suonato:  Champagne Molotov
- Canzone preferita: “La medesima canzone" (Una storia particolare perché era dedicata a mio padre, che era morto pochi anni prima, e alle persone con disturbi mentali)
- Canzone che non ti piace più: "Dalla vita in giù"
- Cosa significa per te questo LP?
- Frase storica: diventano madri quelle signorine purché ci sia un uomo che le veda ragazzine
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A chi lo dedicheresti? è da dedicare anche questo a Silvio Crippa


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Prima di parlare di 'Difesa Francese' non possiamo dimenticare 'Confusi in un playback' che facesti fra 'Enrico VIII' e 'Difesa Francese'...

Fine 1985 inzio 1986 ci fu ‘Confusi in un Playback’ con Mimmo Locasciulli: nell’estate del 1985 Mimmo mi avvicinò e decidemmo di lavorare insieme scrivendo ‘Confusi in un playback’ e piacendoci entrambi Tom Waits facemmo come lato B ‘Con la memoria’, versione italiana di 'Foreign affairs'. Quell’autunno partecipammo al Club Tenco, e mentre cantavamo ‘Con la memoria’ entrò in teatro Tom Waits, che era l’ospite straniero. Mimmo si pietrificò dall’emozione non riuscendo a cantare, così io cantai tutta la canzone. Dopo conoscemmo Tom Waits, cosa che tornò utile quando lui non concesse i diritti a Fiorella Mannoia per “Non voglio crescere più’ (altra canzone di Tom Waits tradotta da Enrico ndr); infatti gli telefonai io e Tom Waits, ricordandosi di quell’incontro al Tenco e della nostra versione di ‘Foreign affairs–con la memoria’, concesse così l’autorizzazione. Facemmo poi un tour, il primo con Paddeu, con la band di Mimmo e gli Champagne Molotov insieme sul palco, e devo dire che quello fu l’embrione del tour teatrale con l’orchestra che si realizzò poi.

Passiamo a 'Difesa francese': Enrico raccontaci un po’ di questo disco, che esce dopo il successo di Tutto Scorre….

Esce in concomitanza con il Festival di Sanremo. In realtà la genesi è abbastanza particolare perché durante ‘Tutto Scorre’ noi ci portiamo avanti e registriamo qualche canzone in più. Poi registriamo ‘Difesa Francese’ con qualche canzone in più e quindi nella realizzazione di questo disco prendiamo due canzoni che non erano state in ‘Tutto Scorre’, aggiungiamo delle canzoni mentre altre le teniamo fuori perché avevo già capito che a Settembre sarei uscito con un altro album.  Registrazioni fatte a Carimate, di notte,  i turni di registrazione erano dalle 9 di sera alle fino al mattino. In questo album alcune parti di chitarra (una è ‘La bandiera’ che era virtualmente in questo ma finirà nell’altro album) la chitarra la suona Luigi Fiore perché a Schiavone venne la polmonite e quindi venne sostitito da Luigino. L’album uscì in vinile con 5 canzoni e  poi in cd con 6 canzoni e in realtà c’era anche la cassetta che doveva avere tempi uguali sui due lati e quindi fu aggiunto un pezzo.

Il fatto di uscire con questo mini-album è stata una scelta discografica?

Sì, perché comunque la presenza a Sanremo implicava l’uscita di un album però l’album precedente era di 8 mesi prima e c’era già un progetto per un album successivo, quindi credo fu Silvio Crippa che argutamente disse di uscire con un Q-disc  stile RCA e fu anche lì un’ottima idea, e devo dire che l’accorpamento di ‘Difesa Francese’ con ‘Enrico VIII’  che fu fatto nella versione CD ha una sua logica.

Come si decise di scegliere come canzone di Sanremo Rien ne va plus?

Anche lì fu Silvio ad insistere su ‘Rien ne va plus’. Io volevo andare a Sanremo con ‘Dalla vita in giù’, che mi sembrava più fruibile, quindi gli va riconosciuta la scelta, l’aver insistito su ‘Rien ne va plus’, diventato  un cardine della mia carriera e che fu anche Premio della Critica.
‘Dalla vita in giù’ è la canzone di valenza minore, uno dei classici pezzi che scrivevo come divertissement, dove mettevo le mani un po’ avanti a livello di testo. Forse è questa la canzone che ha una taratura più bassa rispetto alle altre, che erano delle ottime canzoni che rifarei anche oggi. Nel disco poi c'era ‘Cuba’ che è una canzone particolare nata da un racconto: un mio amico era stato a Cuba e venne a casa mia a raccontarmelo e credo di aver iniziato a scrivere la canzone che lui ancora non era arrivato giù con l’ascensore; è assolutamente il racconto che m’ha fatto lui. Mi ha raccontato la sua storia dove appunto si desumeva un certo tipo di realtà, tra l’altro Cuba è stato uno di quei pezzi che abbiamo suonato tanto dal vivo. Mi piace poi ricordare ‘Gli uomini piccoli’ che è una canzone invettiva, canzone apologo, che scrissi contemporaneamente musica e testo, con un bell’arrangiamento degli Champagne molotov; è sicuramente una delle canzone col testo più interessante, iniziavo a scoprire il mondo della musica e tutto quello che gli sta intorno, è lo stesso Ruggeri che poi scriverà ‘Piccoli mostri’ e ‘Che giorno sarà’, evidenziando le miserie umane.
Come tematiche e musicalmente è l’evoluzione di ‘Tutto scorre’ e si evidenzia, come in quasi tutti i miei dischi, un dualismo esasperato tra l’amore per la canzone francese “tom waits-eggiante” e l’amore per il rock. Quindi c’è un pezzo marcatamente rock che è ‘Cuba’ e un pezzo super cantautorale con la fisarmonica come ‘Rien ne va plus’, che io portai a Sanremo con quel tipo di coreografia. Nella mia esibizione a Sanremo portavano una panchina e un lampione, si sistemavano Sergio Nicosia (che credo sia l’unico caso di persona che non sa suonare che abbia fatto due Festival di Sanremo: uno come batterista dei Decibel in playback e uno vestito da barbone, aveva cassa e piatti) che faceva la parte del barbone con l’altro mio amico, Alessandro Todeschini (che suonava la fisarmonica).

Cosa ricordi di quel Festival di Sanremo?

Fu un Festival molto divertente perché avevo come compagni di merende i Righeira, andavo in giro fino all’alba con loro. Di quel Sanremo ricordo poi Ramazzotti che vinse,  la Bertè con il pancione e Arbore con 'Il clarinetto'. Quell’anno andai poi a Mosca a fare ‘Sanremo a Mosca’ e quando cantavo ‘Rien ne va plus’ il clochard lo fecero una sera Michele Torpedine (manager storico di Zucchero) e l’altra Gino Paoli.

Come mai la scelta del titolo ‘Difesa francese’?

Era un periodo in cui io giocavo parecchio a scacchi; difesa francese è una difesa che viene usata. Ma mi piaceva perché allora si guardava con molta ammirazione la Francia, che come sempre era stata una delle prime a riversare attenzione e a legiferare riguardo il problema della pirateria e sulla ripartizione dei diritti d'autore. Quindi c’era questo sottinteso senso di ammirazione per i francesi che sono bravi a difendere i loro prodotti; era anche un periodo in cui ascoltavo molta musica francese e li guardavo con molta ammirazione.

Molto particolare fu la copertina…..

C’era una signora che lavorara all'ufficio promozione, Marina Testori, che aveva un figlio molto simpatico e siccome volevo ci fosse una scacchiera ed io che giocavo, ci venne in mente l’idea di giocare con questo bambino come avversario.

E’ la prima copertina senza occhiali anche se li portavi ancora, come mai?

Anche a Sanremo durante Rien ne va plus li tolsi per un momento ed abbiamo giocato su questo. Comunque era qualcosa che iniziava a starmi un po’ stretto, infatti ci fu la svolta nell’87 con la decisione di operarmi (frutto anche dell'iinsofferenza).  Credo fosse quello l’anno in cui c’erano due manifesti: uno dove gioco a scacchi con una torre in mano senza occhiali e uno con solo gli occhiali, che andavano abbinati.

intervista realizzata da Gano (con supporto di Guido)



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