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ENRICO VIII

ENRICO VIII

Intervista realizzata primavera 2011

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Scheda presentazione Enrico risponde:


- Esce nel : Settembre 1986
- Copie Vendute: 100.000 (primo disco d'oro)
- Musicisti che hanno suonato: Champagne Molotov + Demo Morselli alla tromba.
- Canzone preferita: "La bandiera"
- Canzone che non ti piace più: "Non è più la sera"
- Cosa significa per te questo LP? E' il disco del matrimonio
- Frase storica: sono i tempi di attuazione che confondono le persone
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A chi lo dedicheresti? A Laura


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Incominciamo dal titolo……

Nasce con una battuta, perché era il mio ottavo album, chiamarlo come uno che si è sposato sei volte e ha ammazzato due delle otto mogli era troppo allettante visto il mio imminente matrimonio; mi rendo anche conto che poteva essere anche una battuta non di buon gusto, ma era troppo divertente sposarsi e chiamare il disco Enrico VIII, poi essendo l’ottavo album il destino ha voluto così. Ci fu questo autore di copertine, un pubblicitario che si chiamava Massimo Iosa-Ghini, un pubblicitario-architetto molto quotato tutt’oggi che prese il quadro di Enrico VIII e fece questo disegno che è anche anomalo, perché è l’unica copertina forse nella quale io sono disegnato, quindi tutto molto ironico

Anche nelle canzoni c’è un influenza dovuta al matrimonio imminente…

Di canzoni dedicate a Laura c’è “Non è più la sera” ma ce ne sono di più negli album successivi, anche se in negativo e non in positivo. Ci sono due canzoni dedicate ad altre situazioni che ora non si possono dire, tipo “L’uomo che ami”, poi c’è “Non finirà” che ritorna, perché è una canzone dell’81/82, con la musica di Luigi Schiavone che noi non abbiamo mai inciso prima, doveva cantarla Patty Pravo che non volle cantare la frase quella ruga sul tuo viso e quindi la scartò, per gli stessi motivi venne scartata anche da Mia Martini, non volevano parlare dell’invecchiare perchè “Non finirà” affronta un tabù che è quello del “si adesso ci amiamo ma quando saremo vecchi ci ameremo ancora, cioè io ti amerò ancora quando tu sarai vecchia”. Loredana Bertè inizialmente nell’album 'Jazz' (1983) non la cantò, ma la interpretò nell’album 'Savoir faire' (1984 )ma fu un po’ nascosta nell’album, non le diede molto credito. Secondo me è una canzone molto bella e in ogni album dicevamo di rifarla ma per un motivo o per l’altro ce n’erano troppe e veniva lasciata fuori, qua invece era il momento di recuperarla. Inoltre c’è la mia versione di “Con la memoria” di Tom Waits. Era un album in cui c’era di tutto ma la fortuna del disco fu “Il portiere di notte”.

La scelta del singolo questa volta chi la fece?

Ci sono dei dischi dove a metà della lavorazione capisci già quale sarà il singolo, a me raramente è successo, questa volta poi con “Peter pan”, ma in genere tu finisci il disco e non hai la coscienza critica per qual è la canzone e a volte sbagli e ci sono parecchi dischi dove io ho sbagliato. In questo caso però noi a metà della registrazione ci eravamo resi conti che “Il portiere di notte” era IL pezzo e di fatto fu il grande traino di tutto il disco perché non fu un album con molti singoli per essere un disco d’oro, rispetto ad esempio a “Peter pan” che ebbe ben quattro singoli.

Questo disco è per certi versi, da un punto di vista di canzoni, che si avvicina a Tutto Scorre, anche se forse questo disco musicalmente è più curato, forse perché per la prima volta c’è anche la tromba

In questo album c’è un arrangiatore, Arturo Zitelli che ci ha dato una mano mentre in “Tutto scorre” eravamo solo noi abbandonati alle nostre idee.
E’ un album dove non ci sono uno o due pezzi inferiori ad altri
C’era un grandissimo scrittore di archi, che si chiamava Monaldi, che era un arrangiatore  interno della CGD, licenziato da un giorno all’altro, che era un grandissimo, come George Martin alla EMI, cioè quelli che facevano gli arrangiamenti prendendo solo lo stipendio ed era una figura che fino agli anni ’80 esisteva. Lui ha scritto degli archi molto belli, per esempio per “Il portiere di notte”.
Poi c’erano dei pezzi stagionali come “L’uomo che ami” che era molto estivo e anche “La carta sotto” che era un pezzo molto frizzante, poi quando abbiamo fatto il tour  con i fiati veri era una delle canzoni che più valorizzavano i fiati; infine c’erano dei pezzi molto da teatro come “Non finirà” che diventa un ever green, “La bandiera”, “Con la memoria” e anche “Certe donne” che era un pezzo che reggeva anche con la chitarra acustica da sola, l’abbiamo fatta anche quelle poche volte che andavamo io, Schiavone e il bassista.

Ci racconti come andò per “Con la memoria” da un punto di vista di diritti d’autore, so che Tom Waits è uno artista un po’ particolare

Gli è piaciuto il testo che non era assolutamente letterale, io ho fatto così, ho preso la versione inglese di “Con la memoria” e se tu la senti non c’entra niente con quello che ho scritto io, ci sono un sacco di parole interessanti che ho messo nel testo, di assonanze. Lui apprezzò molto questo approccio e questo  tornò utile quando lui non diede il permesso alla Mannoia di cantare “Non voglio crescere più”,  sempre scritta da me, così l’ho chiamato io e ricordandosi di ‘Con la memoria’ ha dato il permesso.

Tornando al disco, puoi considerarlo il più curato fino a quel momento

Era un disco curato e come al solito era un disco schizzofrenico ma quella era una caratteristica che mi sono portato dietro tutta la vita e me la porto dietro ancora oggi, perché comunque artisti che fanno pezzi diversi come “L’uomo che ami”, “Non finirà”, “Con la memoria” e “Certe donne” che è country, ce ne sono pochi in giro. Quindi è un disco come al solito schizzofrenico ma con molte cose interessanti

Già qui nasce il discorso che poi si svilupperà con “Rien ne va plus”; come mai finito questo disco non hai fatto il tour?

Beh , perché c’era già l’idea di fare il tour teatrale, ma nel frattempo il disco continuava a vendere e arriva poi il ciclone “Si può dare di più” e quindi ci si rese conto che a Febbraio, in concomitanza col Festival,  sarebbe uscito un altro disco, il quarto disco in due anni e sarebbe stato un live quindi l’idea del tour si sposta e si inizia a pensare a un tour con l’orchestra, credo grazie al “Portiere di notte” e a “Non finirà”

Con questi disco inzi ancora di più ad essere considerato cantautore

Si perché la canzone che passava in radio fu “Il portiere di notte” e nella quale vengo piacevolmente identificato che è la tipica canzone cantautorale.

Anche nei testi c’è un evoluzione rispetto a 'Tutto scorre'

Beh si, anche perché in 'Tutto scorre' c’è l’aspetto vittimista, sono solo, le donne non mi capiscono, mentre qui c’è sicuramente un evoluzione

Il fatto che poi il singolo  sia stato “Il portiere di notte” e poi successivamente un singolo è stato “Lettera dal fronte” doveva essere una cosa simile ma che poi non ha avuto lo stesso riscontro

Eh ma non partimmo con “Lettera dal fronte” noi, sbagliando per colpa mia, siamo partiti con “La signora del tempo che vola” e magari sarebbe stata un’altra cosa. Io avevo voglia di dimostrare che non ero solo il cantautore ma “Lettera dal fronte” o “Marta che parla con dio” erano forse più adatte . Spesso i miei errori sulla scelta del singolo sono dettati da questo meccanismo, ho fatto dei singoli un po’ più rock di quello che avrei dovuto fare, come “L’americano medio” al posto di “Perduto amore” come anche “La notte della fate” e “Vivi”.

 

intervista realizzata da Gano (con supporto di Guido)



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