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POLVERE

 

POLVERE

Intervista realizzata nel luglio 2007

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Scheda presentazione Enrico risponde:

- Esce nel : primavera 1983
- Copie Vendute: allora 10.000 (escluse le ristampe)
- Musicisti che hanno suonato: ufficialmente: Ruggeri–Schiavone–Meli. Il batterista era Fabio Amodio che però ci lasciò durante le registrazioni, al suo posto entrò Marcello Catalano. Dal vivo, nelle poche date che facemmo, entrò Stefania Schiavone, per il momento unica tastierista.
- Canzone preferita: “Un altro testo” e “Qualcosa (per prenderti il cuore)”.
- Canzone che non ti piace più: 'Salviamo Milano'
- Cosa significa per te questo LP? L'inizio della risalita.
- Frase storica: “Quando una donna non t’ama sta vendicando un’altra che non hai amato tu”. Che fa parte di “Quindici righe”, il primo pezzo in assoluto che ho composto al pianoforte. La struttura del brano è piuttosto elementare. Avevo imparato tre accordi e costruiì tutto il brano su quelli.
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A chi dedicheresti questo lp?: Lo dedicherei a Silvio Crippa, il quale ha creduto in me ed essendo questo il disco della risalita, poteva avere un artista che gli garantiva un certo futuro.

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Dopo “Champagne Molotov” cosa succede?

Beh…Arriviamo ad una transazione con Colombini (ex socio di Silvio Crippa alla Spaghetti Records). Quindi viene ritirato il divieto del Pretore di cantare fino al 1985, dietro naturalmente al riconoscimento a Colombini di una serie di diritti di edizione che ancora oggi Silvio non ha digerito. Questo in ogni caso mi libera e mi dà la possibilità di stipulare un contratto con una casa discografica importante come la CGD. Fu’ Alfredo Cerutti (noto discografico, ex compagno di Mina e componente degli Squallor – ndr) a portarmi in CGD, poco prima di andare via e passare ad un'altra casa discografica. Avevo così la tranquillità di poter lavorare, cosa che per un emergente di oggi è impensabile. Il disco è stato registrato all’interno della CGD, negli studi di via Quintiliano.

Hai avuto liberta’ di espressione, pur essendo il tuo primo disco per la nuova etichetta?

Si, erano anni diversi, si deve considerare che non c’era, ad esempio, la ricerca ossessiva del singolo che sfondasse. Io entrai in studio e la CGD sentì l’album quando era finito. Non entrò mai nessuno in sala, né per questo disco, né per quelli successivi.

Polvere, che da il titolo all’album, inizialmente non doveva esserci vero?

Esatto, non c’era e il singolo probabilmente sarebbe stato “Va tutto bene”. Dopo di che, quando eravamo quasi pronti, ascoltammo i pezzi scritti da Luigi, che registrava a casa sua su di un registratore a due piste. Daniela (Bartolozzi, produttrice del Rouge ndr) afferma ancora oggi di essere stata lei a scoprire il pezzo, anche se è tutto da dimostrare, comunque ci piacque e io feci un testo.

La canzone parla di tuo padre?

E’ un pezzo, anche se molto mascherato, che parla del disagio mentale, che mio padre ha dovuto affrontare, quindi con dei flash della casa dove era andato a vivere.

Tua madre mi disse che hai sempre avuto il rammarico del fatto che lui non sia riuscito a vedere e vivere il tuo successo.

Si in effetti…ti dico una cosa che ho saputo anni dopo: nel 1980 i Decibel suonarono a San Siro in occasione del “Cantagiro” e ho scoperto dopo anni che mio padre era uscito di casa, si era comprato il biglietto ed era venuto a sentirci. Purtroppo, quando uscì ‘Polvere’, mio padre già non stava bene e non potette godersi questa soddisfazione.

Il disco come fu accolto all’inizio?

Innanzi tutto devo dire che, a differenza di oggi, si faceva molta televisione per promozione. Credo, se vado a spulciare i miei quadernetti, che con ‘Polvere’ ne facemmo almeno quaranta. Ricordo che Renato Meli si era rotto un piede e facevamo le trasmissioni con un amplificatore davanti al piede per nascondere il gesso. Andai benissimo al Festivalbar, dove vinse Scialpi tra i giovani, ma io arrivai subito dopo. Inoltre c’era Diana Est con ‘Tenax’, altro mio pezzo, quindi devo dire che Salvetti padre è stato molto sensibile nei miei confronti. Facemmo moltissima promozione; oltretutto al Festivalbar incontrai Ivano Fossati, che rimase molto colpito da ‘Polvere'. In quel periodo stava preparando l’album di Loredana Bertè e mi chiese se avevo dei pezzi pronti da proporgli. Io gli feci sentire, impropriamente, un sacco di cose, ma lui beccò subito “Il mare d’inverno” e mi dette la possibilità di accedere al grande giro anche come autore.

La CGD allora era una specie di famiglia?

Esattamente, era l’ideale per fare crescere un artista, perché c’erano i padroni (Piero Sugar e sua moglie Caterina Caselli) e poi c’era una struttura nella quale tu potevi interagire con chiunque. C’era la mensa all’interno, c’erano gli uffici con la gente che ascoltava la musica, ci potevi tranquillamente passare la giornata. Questo naturalmente ti permetteva di entrare in contatto con gli altri, di conoscere musicisti, c’era addirittura il teatrino dove potevi andare a provare “Live”, cosa che con questo album noi facemmo. (teatrino che fu tra l'altro luogo degli incontro-raduni di Nuovo Swing negli anni '80-'90 ndr)

In questo album si sente ancora molto il rapporto rancoroso con la donna, sembra quasi legarsi di piu’ a “Vivo da re” che a “Champagne molotov”

Si è vero, ci sono un sacco di pezzi dove si respira questa atmosfera. Naturalmente questo è molto legato all’età in cui scrissi queste canzoni.

Avete fatto anche il tour con questo disco?

Abbiamo fatto il tour nell’autunno del 1983, con una quindicina di date, con Luigi, Renato, Stefania e Catalano alla batteria. Nell’intenzione voleva essere un tour vero ma non andò bene. Mi ricordo un famoso concerto ad Imola con dodici paganti. (al quale partecipò Chiara, mia fans storica di Firenze e vostra amica). In realtà questo dimostrò che il brano ‘Polvere’ aveva funzionato, ma non c’era una credibilità tale da potere fare concerti. Anche perché quelli erano anni in cui si davano molte possibilità all’artista di crescere ma la gente non era abituata ad andare a sentire l’eroe di una stagione, preferiva andare a sentire i cosìddetti mostri sacri. Io in realtà avevo da proporre “Contessa”, “Vivo da re”, “Polvere”, “Senorita” e poco altro.

Fu fatta anche una versione inglese di Polvere, “Dust”, cosa ci dici?

In realtà fu un’iniziativa della CGD che si era fatta ingolosire dal successo che ebbe la versione inglese di “Gloria”. Quindi fu fatto anche un tentativo con “Povere” ma lo spessore dell’artista donna era diverso rispetto a Laura Branigan che cantò “Gloria” (Laura è scomparsa prematuramente nel 2004 – ndr).

Come mai proponi pochi pezzi dal vivo da questo album?

Perché uno dei fattori, nel mio caso, che influisce sulla scelta dei pezzi da eseguire “Live” sono i testi e questo è un album dove si respira tantissimo il rancore dei confronti delle donne, quindi oggi mi imbarazzerebbe cantarli in concerto.

Ricordo che quando usci’ il disco, il tuo pubblico di allora erano soprattutto i “dark”?

In realtà ad essere seguiti dai “Dark” eravamo in tre: io, Garbo e Faustò. Probabilmente io ero l’unico dei tre che amava anche il rock, Garbo era molto elettronico, Faustò era super introverso, quindi con tutta la stima che ho per entrambi probabilmente rispetto a loro ero più comunicativo. Il fatto di essere seguito dai cosìddetti Dark probabilmente era dovuto al fatto che, come per gli altri due, inizialmente ero considerato uno di nicchia.

intervist realizzata per nuovoswing

 



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