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VAI RROUGE

VAI RROUGE

Intervista realizzata primavera 2011

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Scheda presentazione Enrico risponde:


- Esce nel : Aprile 1987
- Copie Vendute: allora 300.000
- Musicisti che hanno suonato:  Champagne Molotov + Orchestra Filarmonica di Alessandria diretta dal Maestro Fred Ferrari.
- Canzone preferita: “Non finirà"
- Canzone che non ti piace più: nessuna
- Cosa significa per te questo LP?
- Frase storica: 'La verità è che noi non abbiamo mai verità"
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A chi lo dedicheresti? a Silvio Crippa anche questo...


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Direi che non possiamo non iniziare a parlare del disco se prima non parliamo di “Si può dare di più”

Attorno a Natale si concretizzò l’idea di cantare “Si può dare di più” che doveva essere la canzone di Natalizia della Nazionale Cantanti, quindi dovevamo cantarla in 10 persone; poi però alcuni cominciarono a dire “Io la canto, ma ci deve essere lui” o viceversa, altri che non potevano, altri ancora che volevano cantarne solo una parte, insomma, cominciavano ad emergere troppe esigenze da persone diverse. Ad un certo punto io, Morandi e Tozzi aabbiamo deciso di cantarla insieme, ma per Natale ormai era troppo tardi, per cui decidemmo di andare a Sanremo.
Il trio era perfetto: Morandi era adorato dalla gente, Tozzi aveva scritto canzoni come “Ti amo” e “Gloria” che avevano fatto il giro del Mondo; io dei tre ero l’unico che stava vendendo dischi, però ero un cantautore, avevo ricevuto il Premio della Critica, quindi eravamo perfettamente assortiti.
Parte così quest’avventura esaltante perché a Sanremo stravinciamo fin dalla prima serata; la CGD che era in cassa integrazione la rievoca e vengono istituiti i doppi turni per stampare il singolo. Se devo esser sincero non so quante copie abbiamo venduto, suppongo 600-700 mila copie nel Mondo, però magari erano anche un milione. In Italia ha venduto 300 mila copie; fecero i 45 giri, l’EP con la base, la cassetta con dentro due pezzi ed è finito addirittura in tre dischi: “Vai Rrouge!”, “Minuti di un’eternità” (U. Tozzi) e “Le italiane sono belle” (G. Morandi) e fu inserito allegato anche nella compilation di Sanremo come 45 giri (perché non avevamo dato l’autorizzazione ad inserirlo nella compilation), perché quell’anno la compilation non poteva non avere questo brano.
E’ stato un trionfo al quale non seguì la tournè di noi tre perché si mise in mezzo la casa discografica che cominciò a irritare soprattutto Morandi, parlando troppo di soldi e quindi abbiamo capito che era meglio fermarci lì, e questo successe nei camerini del Teatro Colosseo di Torino (in quel tour Morandi e Tozzi vennero a trovarmi in parecchie date) perché arrivarono quelli della CGD a dirci cosa fare.
Inoltre il lato B del 45 giri era “La canzone della verità”: mi sarebbe piaciuto portare quel brano a Sanremo, ma forse non era adatto.

Arriviamo invece a VAI ROUGE ossia al tour con l’orchestra, una novità per quei tempi…

Anche in questo caso era partito tutto da Silvio Crippa: quando ci trovammo con i conti in mano gli dissi che quella era la sua tournè, non la mia, per fargli capire che se fosse successo qualcosa la responsabilità sarebbe stata sua, perché stavamo rischiando grosso.
Lo sponsor arrivo a tre giorni dalla partenza ed era la Semi Granturismo, che pagava gli alberghi, i pullman e i pranzi all’orchestra.

E’ vero o è una leggenda quello che dice Silvio che al primo concerto, mentre stai salendo sul palco gli hai detto che stavate facendo un errore?

Sì, è vero, perché io non ci credevo; era troppo. C’erano 72 persone sul libro paga, c’era il palco a due piani con l’orchestra, due camion, addirittura il fonico se ne andò durante le prove e così abbiamo preso Pennisi che faceva il chitarrista, ma che si accetto di provare a fare il fonico (con ottimi risultati). In una parola fu un delirio.
L’orchestra non c’era subito, nella prima parte agli Champagne Molotov si aggiungevano un quartetto d’archi, la tromba o il sax a seconda della canzone. Poi all’inizio del secondo tempo c’era il sipario chiuso ed io ero fuori da solo: partiva Stefania Schiavone con “A mia moglie”, e scelsi quella perché con voce, pianoforte ed orchestra era il pezzo perfetto; alla fine del primo inciso si apriva il sipario e tutto il pubblico ogni sera rimaneva sbalordito, perché nessuno si immaginava una cosa del genere, magari si aspettavano cinque persone ed invece eravamo in 50. Io vedevo il mio concerto negli occhi emozionati della gente. Quello fu il momento in cui Silvio Crippa si emoziono’ fino alle lacrime perché era il suo successo.

L’idea di fare il disco nasce a priori?

Sì, il disco uscì un mese dopo il concerto che avevamo registrato a Torino. C’erano, oltre a Morandi e Tozzi, anche Fiorella Mannoia e Aleandro Baldi che faceva da supporter.
I teatri erano sempre esauriti e la cosa positiva è che molte persone mi hanno scoperto grazie a “Si può dare di più”, per cui per quasi tutti era la tourneè di “Si può dare di più”.

La canzone preferita di questo disco?

Qui è un po’ difficile, forse citerei “Non finirà”, perché in quell’album è una delle canzoni che usufruisce maggiormente dell’arrangiamento dell’orchestra. Secondo me diventa un evergreen perché viene inclusa in quella scaletta, dove già c’erano pezzi come “Contessa”, “Vivo da re”, “Il mare d’inverno”, “Il portiere di notte”.

In questo caso la scelta della copertina era abbastanza scontata….

Essendo tratto da un live mi piaceva l’idea di inserire come copertina una foto del palco con il lampadario. Inoltre è molto carina l’immagine sul retro copertina: io che mi inginocchio davanti ad una ragazza di Brescia che mi guarda con un’espressione sognante, che simboleggiava il finale del concerto. L’interno dell doppio LP era poi pieno di tante foto fatte dietro le quinte da Laura (Ferrato, ex moglie di Enrico ndr)

Questo è il primo live.

Sì è il primo perché in effetti “Presente” era un escamotage, ma non ne ho fatti molti. Si possono trovare dei brani qua e là in cd come “La giostra della memoria” o “Cuore, muscoli e cervello”, ma live veri e propri ne ho fatti solo due; questo e “La vie en Rouge”.

Quel Sanremo com’è stato?

E’ il Sanremo che vorrebbero fare tutti, non c’erano telefonate o giurie ma era basato sul Totip, con un suffragio popolare vero. E’ stata una vittoria che non è mai stata messa in dubbio da nessuno. Quello che rischiava ero io, infatti all’inizio ero molto titubante. Ci fu il famoso episodio della frase che io volevo togliere “perché la guerra, la carestia non sono scene viste in TV” e Morandi, dandomi una grande lezione di vita, mi disse che l’avrebbe cantata lui perché ci credeva. Lo stesso anno poi ci fu “Quello che le donne non dicono” scritta da me e Luigi e cantata dalla Mannoia, che ricevette il Premio della Critica.

C’è un aneddoto sul trio Ruggeri – Morandi – Tozzi?

Spesso io cominciavo a cantare quando loro due non erano ancora arrivati. In un concerto ad Alessandria ci fu un collegamento con Rai2  che doveva essere alle 23.00, con Minà, che invece sforò e si arrivo alle 23.30, per cui ho cominciato a rifare pezzi fino a quando ho iniziato a cantare “Il portiere di notte”, ma Minà voleva fare solo “Si può dare di più”. Io ho notato che lui stava andando avanti a parlare per poi collegarsi alla fine del brano, ma a metà de “Il portiere di notte” ho fermato tutti dicendo di ricominciare da capo, così lui si è nuovamente collegato ha dovuto mandare in onda anche quella oltre a ‘Si può dare di più’.

intervista realizzata da Gano (con il supporto di Guido)




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