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Vivo da Re

copetina disco Vivo da re

 

Vivo da Re

Intervista realizzata nei primi anni 90 e rivista e corretta dal Rouge appositamente per la webzine. Oggi alcune cose sono cambiate, in particolare il rapporto con gli ex-Decibel Capeccia e Muzio, coi quali Enrico ha riallacciato il vecchio rapporto di amicizia.

Scheda presentazione Enrico risponde:

- Esce nel : 1980 - Aprile
- Copie Vendute: 35000
- Formazione Decibel: Io, Silvio Capeccia (Keyb.), Fulvio Muzio (Gtr. , Keyb.), Mino Riboni (Bass).
- Canzone preferita: Vivo da re
- Canzone che non ti piace più: nessuna
- Cosa significa per te questo LP? La scoperta del coraggio
- Frase storica: “.. Vale più un mio brivido della tua vita vissuta con la pace dentro..” (Peggio per te)
- A chi dedicheresti questo LP (lasciando stare Ilaria!!): Non posso lasciarla stare. Senza la sua nefasta presenza, questo disco non sarebbe mai nato. L’altra dedica è per Silvio Capeccia.

Cosa è successo nel periodo compreso tra Punk e Vivo da re?

Enrico:Innanzitutto è cambiata la formazione. La prima è andata perduta, per tante ragioni, perché eravamo giovani, perché non avevamo guadagnato una lira dal primo disco. Nel frattempo, avevo ricontattato un ragazzo che era stato fondamentale per la mia formazione musicale, almeno quanto io lo ero stato per la sua, Silvio Capeccia, che aveva iniziato a suonare per me nel '72. Non aveva partecipato alla prima formazione dei Decibel, in quanto i suoi gusti musicali erano assolutamente diversi da quelli che avevano improntato il primo disco e anche perché era un tastierista e nel primo disco non c'era bisogno di tastieristi. Assieme a Silvio abbiamo ricostituito una nuova formazione, che incise un singolo che si chiamava Indigestione Disko (nel '79), e avevamo cominciato a lavorare a delle nuove canzoni, nelle quali andavamo rispolverando un po' anche i nostri amori adolescenziali per quello che una volta veniva chiamato rock decadente (Sparks).

Gli altri elementi della seconda formazione dei Decibel chi erano?

E:Il chitarrista nonché tastierista si chiamava Fulvio Muzio ed era un mio compagno di liceo; il bassista era un amico di Fulvio che si chiamava Mino Riboni; per quanto riguarda la batteria, abbiamo sempre avuto molti problemi, perché in tutti quegli anni non eravamo riusciti ad avere una batterista fisso. Nella canzone di Indigestione Disko c'era un ragazzo di 15 anni, che si chiamava Tony Minazzi (col quale litigammo, addirittura lo lasciammo in un autogrill non so dove, dovette tornare a casa in autostop e da allora non l'ho più visto). Vivo da re l'abbiamo realizzato con un batterista molto famoso, soprattutto allora, Walter Calloni che a quei tempi suonava con la PFM. La promozione la fece un mio amico, Sergio Nicosia, che figurava anche nel disco che però non aveva mai suonato la batteria in vita sua: abbiamo cambiato cinque batteristi in un anno e mezzo. Comunque il nucleo della formazione era costituita da me e Silvio.

Nel secondo nucleo dei Decibel tu suonavi qualche strumento?

E:Io suonavo la chitarra, non ero più riuscito a ritornare al mio vecchio amore, il basso,che ho suonato dal ’72 al ’77.

Che fine ha fatto la seconda formazione dei Decibel?

E:Hanno fatto un album nell'82, che si chiamava Novecento, un LP carino, secondo me e poi hanno continuato a suonare, Silvio facendo musica ambient, mentre Fulvio ha appena scritto un musical.

Come mai il produttore di questo disco è stato Shel Shapiro?

E:Perché non eravamo ancora idonei ad andare in sala senza qualcuno che si occupasse di noi, per cui ci è stato affiancato Shel Shapiro. Silvio Crippa era già a tutti gli effetti il nostro produttore, anche se si occupava non tanto della parte artistica quanto di quella esecutiva.

Ci puoi spiegare in cosa consisteva la Spaghetti Records?

E:Era l'etichetta con la quale eravamo sotto contratto anche nel primo album. Si è sciolta e uno dei motivi della divisione dei Decibel è stato proprio lo scioglimento della Spaghetti Records. La Spaghetti era composta da tre soci: Silvio Crippa, Shel Shapiro e Sandro Colombini. I soci litigarono e i Decibel si schierarono chi con Silvio (io),chi con gli altri (Capeccia e il resto dei Decibel). La frattura dei Decibel non fu dovuta tanto a problemi di tipo artistico nè a screzi tra di noi, quanto al fatto che nel momento in cui dovevamo sceglierci un nuovo produttore, nel post Spaghetti, io ho scelto Silvio, e loro hanno scelto Colombini.

Come sono state le vendite di Vivo da re?

E:Per quei tempi, abbastanza buone. Mi ricordo che vendette più o meno trenta o quarantamila copie. Considera fra l'altro che erano i tempi in cui la musica italiana non vendeva molto. Quindi andò decisamente bene.

E le reazioni sui giornali specializzati?

E:Furono un po' meglio del primo LP; comunque eravamo considerati un tipico fenomeno da teenagers, anche la nostra politica del resto era abbastanza improntata a quello. Ci venivamo a cercare giornali 'come “Ragazza In” e non “Panorama” o “L'Espresso”. Ai concerti non si vedeva un uomo neanche a pagarlo.

Come ricordi la tua prima partecipazione al Festival di Sanremo?

E:E' stata una grande incognita perché i giovani a Sanremo quell'anno erano quaranta, che fecero una selezione preliminare prima del Festival per essere ridotti a venti. Questi partecipavano giovedì e venerdì alle serate eliminatorie, che però non erano riprese dalla TV; solo sette o otto cantavano al sabato. Praticamente era un Sanremo in cui se non arrivavi in finale era come se non ci fossi andato. La canzone era piaciuta molto, era una cosa abbastanza inconsueta per cui è stata l'inizio di tutto.

Perché avete scelto di presentarvi con Contessa e non con Vivo da re?

E:Fu una scelta di Silvio Crippa e devo dire, col senno di poi, che probabilmente aveva ragione, nel senso che Contessa era una canzone più strana, che solleticava la curiosità, più di Vivo da re, ad esempio, che era invece una canzone che poteva cantare, secondo me, uno che era già conosciuto. Per degli sconosciuti come noi, Contessa era certo più funzionale.

Come funzionava Sanremo allora?

E:C'era la divisione giovani e big, però in finale andavano tutti, e Sanremo poteva anche vincerlo un giovane. Questo andò avanti fino all’83,anno in cui vinse Tiziana Rivale che veniva dai giovani; l'anno dopo hanno deciso di fare due classifiche separate per evitare l’imbarazzo di un giovane che vince San Remo. Noi arrivammo quarti, vinse Toto Cutugno, e secondo arrivò Enzo Malepasso, terzo Pupo.

Come ti spieghi oggi il successo di Vivo da re e Contessa?

E:Contessa è una bella canzone, da cantare tutti insieme, con un coro che una volta cantavamo noi, adesso invece lo fa la gente, è un'occasione per stare tutti insieme. Vivo da re è una canzone che doveva sopravvivere!

Ci sono canzoni di questo disco, oltre alle due già citate, che ricordi con particolare piacere?

E:Intanto a molti è sfuggito il fatto che la prima volta che un gruppo ha fatto un album che contiene il rifacimento di un pezzo degli anni '60 è stata in questo disco. Nessuno aveva mai cantato una canzone degli anni '60; posso arrogarmi la paternità perchè poi successivamente ci fu Ivan Cattaneo, le Rotonde sul mare ecc., ma i primi siamo stati noi. C'è una canzone che mi chiedono sempre, che è Pernod, e poi tre canzoni che mi piacciono molto, Il mio show, Peggio per te e A disagio. Trovo sia un disco che dimostri meno degli che ha. Era un disco molto innovativo,era molto frizzante c'erano molte trovate di arrangiamento. Siamo stati cinque mesi in sala per fare questo album. C'erano anche delle belle idee dal punto di vista dei testi, molto più che nel primo album, anche se poi tutto il disco era improntato a questa mia storia d'amore post adolescenziale, che non riuscivo a superare. Credo che almeno nove canzoni su dodici parlino di lei. Se da un lato i testi potevano avere un malcelato vittimismo nei confronti dell'amore e delle donne, d'altro canto era un disco con già parecchia ironia.

Riproporresti dal vivo qualche canzone?

E: A parte Vivo da Re e Contessa, ogni tanto risuono Pernod, ma dal vivo c'è sempre il problema che è anche giusto che chi è venuto a vederti ascolti gran parte delle canzoni che vuole sentire; questo a volte mi frena nell'avere l'egoismo di cantare una canzone solo perché in quel momento io voglio cantarla. Se fosse per me, ad esempio, mi piacerebbe molto cantare “Il mio show”

Ti piacerebbe ancora far parte di un gruppo vero e proprio?

E:Non c'è assolutamente differenza tra il mio tipo di vita oggi e quello di dieci anni fa. Non c'è nulla che possa far pensare che io non sia parte di un gruppo, mi sveglio alla mattina nello stesso albergo degli altri, salgo in macchina con gli altri, sto sempre con gli altri. Sono veramente il cantante di un gruppo.

Cosa significa oggi per te questo LP?

E:Mi piace ricordarlo come un disco coraggioso, abbastanza sperimentale. E' stato comunque il primo disco che ha avuto successo, quindi lo ricordo con molto piacere. Peccato poi che con quelli che ci hanno suonato sia finito tutto cosi male. Credo che sia un disco che anche Capeccia si ricorda con la stessa nostalgia con cui lo ricordo io.

Cosa rimpiangi di più di quegli anni?

E: L'amicizia con Silvio Capeccia. Per il resto non rimpiango molto, perché c'erano molte incognite, perché vivevo male, ero sempre ferito da qualcosa. Vorrei ritornare ad avere vent'anni con il saper vivere che ho oggi.

intervista tratta da 'Alter Ego'




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