Intervista a Fulvio Muzio

CHI SEI C-C-CONTESSA!!!

Incontriamo Fulvio Muzio una sera al Blue Note per una cena. Fulvio è medico e primario di Nutrizione Clinica. L’ho conosciuto in quanto colleghi e per un certo periodo abbiamo lavorato nello stesso Ospedale; lui è una persona molto riservata ma quando si parla di musica e dei Decibel gli si accendono gli occhi…

Raccontami il periodo dei Decibel aneddoti? Ricordi? Voglio ricordare che tu hai scritto la musica di ‘Contessa’

Muzio: l’idea di base era quella di fare qualcosa di diverso, di poco sentito, d’inconsueto. In quel periodo (estate del 1979) mi feci prestare da Silvio (Capeccia) un synth, una di quelle tastiere elettroniche poco conosciute in quel periodo. Ci lavorai a casa per qualche giorno studiandoci un po’ sopra ed esplorando tutte quelle manopole. Nacquero delle melodie particolari, tra cui la musica di ‘Contessa’. La particolarità è forse quella di aver composto un pezzo che non era affatto pianistico, ma lo è diventato dopo.
La sorte di Contessa cambiò quando io, Silvio ed Enrico andammo a far sentire i pezzi in una casa discografica che si chiamava “L’abbazia”, in corso Italia a Milano. Tra l’altro lo studio era una chiesa sconsacrata ed in quel periodo c’era Mina che stava lavorando al suo nuovo album. Lì ci aspettava Shel Shapiro che rimase folgorato dall’esecuzione di ‘Contessa’ con due pianoforti ed è da lì che è partito tutto.

Una volta Enrico mi disse che l’idea tua di ‘Contessa’ era di mettere il cantato dove ora non c’è, d’invertire rispetto a com’è ora.

Muzio: In realtà le due parti come metrica sono praticamente uguali, mentre una parte è più melodica (quella dove c’è il cantato), l’altra è molto più scandita e mi sembrava stesse meglio il cantato su quella parte, anche per l’ottica dei Decibel e per la musica che avevamo in mente di fare. Poi il tempo ha dato ragione all’idea di Enrico ed è stato meglio così.

Facendo un passo indietro, tu ed Enrico vi conoscete fin dal tempo del liceo ed anche prima…Perché quando sono nati i Decibel tu non c’eri nella prima formazione?

Muzio: Noi militavamo in due band diverse e le radici musicali erano abbastanza diverse. Io ero profondamente Beatlesiano, mentre lui era più per i gruppi innovativi in quel periodo anche se sono convinto che tutto nasca dai Beatles, che in quel periodo erano un po’ snobbati perché si erano appena sciolti; è grazie ai Beatles che è scaturito tutto quello che ha cambiato la musica.
Io ed Enrico ci conoscevamo da tempo ed avevamo avuto musicisti che avevano suonato sia nella mia che nella sua band, ad esempio fra questi c’era Carmelo Lombardi, un bassista; tutto questo fino al 1975. Poi per un periodo ci siamo anche persi di vista, ci si vedeva per altre situazioni ma non per la musica.
Io avevo una band a Corbetta dove provavo, che poi è diventata la sala prove dei Decibel. Mentre Enrico in quel periodo suonava coi Trifoglio dove all’inizio c’era anche Silvio Capeccia e gli altri tre musicisti che fecero poi parte dei primi Decibel (vedi intervista R.Turatti ndr)
Io e la mia band suonavamo un genere più progressive, strumentale, mentre loro, i futuri Decibel, facevano un genere particolare che era ancora lontano da quello che poi sarebbe stato il Punk. Loro facevano musica rock, avendo anche un chitarrista, Pino Mancini, molto bravo e più portato al rock. In quel periodo mi riavvicinai ad Enrico, fu proprio l’acquisto del ‘famoso’ synth di Silvio (Capeccia), io feci da mediatore e da li a circa un anno entrai a far parte dei Decibel come nuovo chitarrista. Loro cercavano un nuovo chitarrista, mentre io in quel periodo con la mia band suonavo le tastiere…

Ma tu ti consideri chitarrista o pianista-tastierista?

Muzio: Non sono mai riuscito a spiegarmelo..probabilmente se fossi riuscito ad identificarmi in uno specifico strumento sarei diventato un virtuoso dello stesso. Anche il mio segno zodiacale (pesci) è sempre stato diviso su due scelte. Ancora oggi, nonostante siano passati tanti anni, mi piace suonare entrambi gli strumenti.

Dopo Sanremo avete avuto subito successo…

Muzio: No, non subito. Prima dobbiamo ricordare che avevamo avuto altri singolo ‘Indigestione disko’ e ‘Mano armata’ e le cose non è che andassero granché bene. Con ‘Contessa’ c’è stata una situazione un po’ più elaborata perché siamo passati a dei suoni diversi anche perché i Decibel seconda formazione avevamo nuovi musicisti: nella prima fase c’erano chitarra, basso e batteria, mentre nella seconda fase è subentrato anche un po’ di elettronica con il contributo di Silvio (Capeccia).
Dal 1979 è partita l’idea di fare un disco particolare, con più sfaccettature; il nostro punto di forza era la creatività esplosiva che c’era a livello di band e che ci diede modo di esplorare nuovi generi.Fulvio nel 1980

Credo che i Decibel in quel periodo furono la band più innovativa del panorama musicale italiano…

Muzio: Noi al pop classico ci siamo avvicinati ma non ci siamo mai fatti comprare. C’erano citazioni ad artisti del periodo, ma non erano certo riferite al pop che girava in Italia. Noi guardavamo al pop anglosassone; i nostri punti di riferimento erano artisti come Elvis Costello, i Roxy Music, la new-wave e quel tipo di sound.

Collocandoci a quel periodo storico, i Decibel portarono della nuova musica in Italia. La musica italiana dell’epoca offriva i Cugini di campagna, i Pooh. Voi invece facevate una musica nuova , ispirandovi al ciò che piaceva a voi…

Muzio: Se avessimo fatto la musica che era in voga in quel periodo forse avremmo fatto felice qualche discografico in più..

Tornando a Shel Shapiro, che produsse il vostro disco, vi diede dei consigli?

Muzio: Non è stato facile collaborare con lui, anche perché noi eravamo fermi sulle nostre idee e volevamo che fossero rispettate, ma allo stesso tempo avevamo davanti a noi uno che di esperienza ne aveva da vendere e dopo qualche polemica anche accesa, alla fine ci rendemmo conto che le sue idee erano vincenti. La nostra esperienza con lui è stata molto positiva,. La cosa più importante fu che alla fine la base del prodotto era quello che noi avevamo in mente, con in aggiunta degli arrangiamenti o accorgimenti che erano frutto della sua esperienza. I contributi in alcuni pezzi, tipo ‘Vivo da re’ furono dovuti anche ad alcuni musicisti che arrivavano, mettevano giu tre note e poi andavano..ma erano particolari che alla lunga furono il valore aggiunto al progetto.

A distanza di anni secondo me il disco ‘Vivo da re’ è ancora molto bello, attuale anche nei testi (anche se scritti da un Enrico molto giovane e con tematiche legate a quell’età).

Muzio: Oggi ho un modo diverso di vedere le cose, però ti devo dare ragione su questo, è difficile trovare nel disco qualcosa che non mi piaccia.

Uscì così il disco, ci fu il successo di ‘Contessa’ e poi il tour. Enrico mi raccontava che in quel periodo avevate problemi con i batteristi, e che al ritorno da un concerto avete abbandonato un batterista in autogrill…è vero?

Muzio: Si verissimo, ogni tanto ci lasciavamo andare a queste iniziative un po’ goliardiche. La realtà stava nel fatto che non andavamo d’accordo con il ragazzo (Tommy Minazzi), che era un tipo un po’ particolare. C’erano molto spesso dei dissapori fra lui ed Enrico, che avendo una dialettica molto pungente riusciva sempre a stuzzicarlo.

Tornando al Tour quell’anno andò abbastanza bene…

Muzio: La tournee estiva si, anche perché spinta dal successo di ‘Contessa’, mentre il tour invernale non andò molto bene causa l’esaurirsi del successo e della vendita dell’album…
Devo dirti che non si trattava di un vero e proprio tour, ma di partecipazioni. Ci fu il Cantagiro, un tour nel meridione e suonavamo insieme a nuove leve come Fiorella Mannoia, Scola Cantorum e altri artisti. Nello stesso periodo facevamo anche serate che dopo ore ed ore di viaggio arrivati a destinazione, scoprivamo che la data era stata annullata…in quei tempi avevamo un agente che era uno sciagurato…talvolta appena arrivati sul posto dovevamo scappare perché si creava nel frattempo una situazione pesante per via della mal organizzazione della serata. Una volta ci chiusero addirittura nell’aeroporto di Reggio Calabria e passammo tutta la notte li anche perché non c’erano voli per Milano. Restammo chiusi dentro fino al mattino dopo…solo noi; ci mettemmo anche in pigiama e dormimmo sulle panchine delle sale d’attesa; ci svegliammo con il rumore della gente che era arrivata per partire con i vari voli. Questa è una delle tante situazioni che abbiamo vissuto io con Enrico e gli altri Decibel in quel periodo.

Enrico mi ha raccontato che i Decibel non furono quello che volevate essere, una band d’elite, ma eravate diventati un po’ come i Lunapop di questi ultimi anni. Il vostro pubblico era pressoché femminile e molto giovane, eravate una band da teenager, e questo creava in voi da un lato piacere, ma dall’altro disagio…

Muzio: Ci fu un intuizione per far si che riscuotessimo un certo successo che partì dal look. L’idea voluta di proporci come dei bravi ragazzi ma non troppo, con il look con camicia bianca e cravatta (idea di Daniela ndr) è stata una buona intuizione per far si che agli occhi della gente facessimo una buona impressione, ma anche altre situazioni ci avvicinarono ad un certo tipo di pubblico. Questo ci aiutò ma allo stesso tempo ci danneggiò, in particolare nel tour…avevamo un pubblico che per età non poteva venire a vedere i concerti la sera ; il nostro pubblico era di giovanissimi e così non facemmo mai i pienoni ai concerti anche a causa di questo…in un certo senso abbiamo anticipato quello che poi furono le boy band che ci sono state negli anni a seguire…

Quando avete deciso di separarvi? E come vi siete organizzati senza Enrico?

Muzio: Indubbiamente è stato un danno da parte dei Decibel staccarsi da Enrico, non solo in quanto autore (coi testi scritti interamente da Enrico) ma anche in quanto ‘immagine’ del gruppo, lui era il front-man della band. Nel dopo Enrico facemmo una gran lavoro sui testi tanto da convincere Colombini (staccatosi da Crippa) a produrci. Ricordo che fra le canzoni di quello che fu il terzo album dei Decibel ci fu una che lo colpi particolarmente .

Beh ascoltando ‘Novecento’ si sente che c’e un suono che è l’evoluzione di ‘Vivo da re’, del quale, musicalmente, è un po’ la continuazione…Fulvio e Silvio Capeccia - "Novecento"

Muzio: Nei testi ci siamo divisi il compito io e Silvio, sicuramente è stato molto difficile sostituire Enrico in questo, mentre nelle musiche abbiamo subito un evoluzione che era un modo per andare avanti e crescere.

E’ vero che chi realmente voleva fare il musicista era Enrico (che poi si è affermato) mentre tu e Silvio avevate in mente anche altro, visto che poi avete preso altre strade…

Muzio: Non posso parlare per Silvio (Capeccia), non sarebbe giusto e poi ognuno di noi ha il suo pensiero. Per me la verità è che avrei fatto entrambe le cose, per arricchire le mie conoscenze, non avrei mai rinunciato ad una delle due mie passioni (Fulvio Muzio è medico ndr). La mia sete d’interesse è davvero immensa. Enrico è sempre stato più determinato in quello che voleva fare una volta mi colpì molto una sua frase…” datemi anche un tozzo di pane che io continuerò a suonare”. La sua convinzione era a dir poco ammirevole.

Infatti con il tempo alla fine è riuscito a fare ciò che voleva realmente, oltre che per il suo talento anche per la sua perseveranza…

Muzio: Si spesso nella vita ti trovi davanti a queste situazioni ..come ad un ‘bivio (e ridiamo ndr)..

Poco tempo fa parlando con Daniela (produttrice di Enrico e dei Decibel ndr), ci domandavamo cosa sareste diventati se foste stati ancora insieme, con le potenzialità che avevate avreste sicuramente fare molto di più..

Muzio: Ma sai i franteindimenti ci sono stati per via del forte legame che c’era fra Enrico e Silvio (Crippa) e Daniela. Con la maturità di oggi sarebbero bastate due parole per tranquillizzarci tutti ed invece ci fu l’effetto contrario…
Chi ci ha portato a fare determinate scelte sono state situazioni sicuramente mal gestite da noi, da chi ci circondava, da una serie di cose che invece di portarci a restare uniti ed a fortificare il nostro rapporto alla fine ci ha divisi. Forse anche per mancanza di fiducia, per motivazioni diverse in ognuno di noi. L’unica cosa che dispiace è stata quella di non essere più riusciti a frequentarci per molto tempo, troppo tempo…almeno fino a tempi recenti in cui la nostra amicizia è stata recuperata.

E’ vero ciò che ricorda sempre simpaticamente Daniela che tu avevi la mania delle caramelle?

Muzio: Si venivo preso in giro per questo…dovevamo fermarci spesso all’autogrill perché non riuscivo a farne a meno…Devo dire che ancora oggi sono un grande mangiatore di caramelle, lo giustifico con il fatto che non avendo mai fumato è forse una forma di compensazione…

Visto che ormai siete tornati a frequentavi e vedervi spesso tu, Enrico e Silvio Capeccia, non avete ancora pensato di rifare qualcosa insieme?

Muzio: Enrico è a conoscenza dei mie progetti, sa quello che sto facendo. Per ora non è capitato di parlarne di tornare a fare qualcosa insieme ma potrebbe succedere in futuro, non si sa mai…

Tu hai sempre continuato, collateralmente alla tua attività di medico, a portare avanti dei progetti musicali. Come Decibel dopo ‘Novecento’ avete fatto altro…

Muzio: I nostri tempi di realizzazione non sono quelli di Enrico, ma abbiamo realizzato un altro album, ‘Desaparecida’ che ormai ha già qualche anno, prodotto sempre da Shel Shapiro e voleva essere un genere ambient, un disco di nicchia un po’ particolare.

So che poi sei ora impegnato con il progetto della Musicoterapia…

Muzio: Si questo riesce ad accomunare quello che sono le due mie passioni, la musica e la medicina. La musicoterapica è una terapia che usa la musica per creare salute e benessere. La mia passione è nata per caso; documentandomi un poco ho scoperto questa tecnica che arriva dagli Stati Uniti ed in Italia solo ora si incomincia ad avere un po’ di conoscenza al riguardo e quasi casualmente mi sono poi ritrovato a parlare ad una convention di musicoterapica. In un mese ho dovuto preparami, documentarmi, studiare per poter fare la relazione ed ora mi sto diplomando dopo tre anni in questa tecnica.

Mi sembra che hai anche scritto un Musical ultimamente…

Muzio: Si è vero, ho fatto un musical e stiamo lavorando agli ultimi dettagli. Ho anche collaborato con alcuni DeeJay, ho fatto una compilation con uno dei deejay di Radioitalia e sto lavorando anche ad altri progetti musicali…sono sempre molto attivo.

Per chi fosse interessato a scoprire maggiori informazioni sul progetto di Fulvio della Musicoterapia:

www.musicotherapy.it

www.myspace.com/fulviomuzio

www.decibelmusic.com

intervista by Gano



Il Nuovo Disco!

compra il disco su i-Tunes

compra il disco su Google Play

compra il disco su Amazon

compra il disco su TIMmusic

acolta su Spotify

scolta su Deezer

Twitter

Seguici su FB