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Intervista a L'Aura

 

“io sono l’alternativa non alternativa”

 

L'Aura Abela è l'artista forse più conosciuta presente nel nuovo cd di Enrico Ruggeri dal titolo "Le canzoni ai testimoni" uscito il 24 gennaio. L'Aura è colei che ha scelto di ri-arrangiare una canzone che è ormai un classico della canzone italiana, 'Quello che le done non dicono' facendone una sua versione molto particolare e di classe. Abbiamo incontrato L'Aura in un ottimo ristorante a Cremona per realizzare questa intervista esclusiva, e abbiamo scoperto una ragazza molto simpatica, dolce...ma anche 'tosta'!

Come hai iniziato la tua carriera? Ci riassumi in due parole per quei pochi che non ti conoscono?

Ho iniziato nel 1999, avevo 14/15 anni ed ho conosciuto il mio manager, poi sono andata in America a 17 anni e rientrata in Italia ho cominciato a registrare il primo disco, “Okumuki”, cantato parte in italiano e parte in inglese, prodotto da Enrique Gonzalez Müller che è uscito nel 2005, con un suono molto anni ’70, suonato con strumenti veri, registrato in analogico, quindi tutto in presa diretta. Il secondo disco, “Demian” uscito nel 2007, è esattamente il contrario, con basi elettroniche, registrato in studi diversi. Con l’ultimo ‘ (del 2010, prodotto da Dado Parisini) ho deciso di fare un’altra cosa, diversa dai precedenti, volevo cambiare….io mi annoio abbastanza facilmente. Ho fatto due Festival di Sanremo, uno nei Giovani e uno nei Big

Tu sei una cantautrice. Ti ritrovi in questa definizione?

Diciamo che il termine cantautore viene quasi sempre più associato ai testi, io scrivo anche e soprattutto la musica, forse tengo di più alla melodia, è la parte che per me ha più valore.

Infatti in futuro mi piacerebbe avere un collaboratore per i testi, perché anche se il testo è una cosa che io apprezzo molto, sento però che è ciò che fa meno parte di me e nella quale sono meno coinvolta, compositivamente parlando; in una canzone tendo sempre ad ascoltare di più la musica, a me infatti piace molto la musica classica, senza il testo.

Come sei entrata nel progetto “Le canzoni ai Testimoni”? Probabilmente tu sei l’artista più conosciuta dei “testimoni”..

Mario Riso ha proposto il mio nome ad Enrico ed da li è iniziato il mio coinvolgimento al progetto. In questo disco io sono l’alternativa non alternativa

Per quanto riguarda la tua partecipazione il pezzo “Quello che le donne non dicono” l’hai scelto tu?

Sì, è stata una mia scelta, tra l’altro non era nella lista che mi era stata proposta inizialmente; io avevo già sentito molti pezzi di Enrico, mia madre è fan di Enrico e quindi conoscevo tantissimo la sua musica; io volevo provare a fare una cosa più popolare, non volevo restare nell’indie per forza.

“Quello che le donne non dicono” è uno dei pezzi più accessibili e a mio parere uno dei più belli scritti da Enrico e mi piaceva l’idea di capire come sarebbe stato cantarla con lui, con due voci come la mia e la sua così diverse, ed inoltre in un ‘mood’ totalmente diverso dall’originale versione di Fiorella Mannoia. Io ho sempre questo approccio alla musica pop, di trasformarla e renderla mia..

E hai coinvolto i GnuQuartet..

Avevo già lavorato con loro ai tempi del mio primo disco, loro sono bravissimi  e li ho voluti anche nel mio secondo disco. Quindi ho voluto coinvolgerli anche in questa canzone, vista la versione particolare che volevo realizzare.

Qualche curiosità relativa a questo lavoro con Enrico?

L’abbiamo registrato separatamente io ed Enrico, e per quanto riguarda la divisione delle parti da cantare, Enrico ha lasciato decidere a me totalmente, ero molto rispettosa essendo lui un mostro sacro della musica italiana, ma avendo avuto da lui carta bianca ho prodotto il pezzo come lo sentivo io e poi Enrico mi ha fatto i complimenti.

Mi ha colpito il suo approccio al canto perché Enrico è ancor più svogliato di me. Io odio cantare 2-3 volte la stessa cosa perché mi stufo. Sono un incubo per i miei musicisti perché ogni concerto faccio i pezzi in maniera diversa. Lui fa un ‘take’ e basta. E’ il mio idolo. Fa tutto velocissimo ed è molto disponibile. Mi ha colpito questo suo modo tranquillo di lavorare.

E di questo pezzo è stato poi deciso di realizzare anche un video…

Sì, è stata un’idea di Enrico penso. E gliene sono veramente grata. L’abbiamo girato in una villa e faceva veramente freddo ed io avevo un abito di chiffon.. Il registra del video è Marco Salom, che è uno dei miei registi e mio produttore da sempre; mi fa sempre fare delle cose assurde. Fino ad ora non ho mai fatto un video “normale” in cui facevo un normale playback.

In un intervista dicesti «Fra un uomo e un pianoforte non ho dubbi: scelgo il pianoforte» ….ora fresca sposa, la pensi ancora così?

Per quanto riguarda il mio rapporto con la musica, prima di conoscere mio marito, ho sacrificato tutte le mie storie d’amore per la carriera. Io ero il tipo che tra uscire con un ragazzo e fare un concerto, scrivere, fare le mie cose, sceglievo sempre di fare le mie cose. Ma sono cambiata tantissimo. E’ ho trovato l’uomo-pianoforte (…risata!!.- L’Aura ha da poco sposato Simone, musicista, tastierista e compositore - ndr)

Tu oltre che musicista, dipingi e disegni... quindi non sei una che dal punto di vista artistico si limita alla sola musica.

Sì è vero, ma in realtà nei primi anni. Nel 2004-2005 quando ho iniziato a cantare, ancora dipingevo. Poi ho tralasciato questa passione perché mi sono resa conto che per fare un buon disco si deve lavorare ogni giorno. Per fare il primo disco, ad esempio, ci ho impiegato 6 anni perché nel frattempo facevo altre cose. Poi è diventato un vero e proprio lavoro, ad un certo punto mi son detta “o faccio seriamente la cantante, o mi dedico ad altro”. Ma adesso mi piacerebbe riprendere a dipingere.

Quando hai iniziato a collaborare con i Rezophonic?

Nel 2007 mi ha chiamato Mario Riso, a cui erano piaciuti i miei dischi e mi ha chiesto se volevo collaborare a questo progetto. Ho iniziato prendendo parte ad un pezzo, poi piano piano la collaborazione si è ampliata e mi sono appassionata sempre di più, anche perché vengo da quel mondo lì, da ragazzina ascoltavo molto metal.

Io ho la fortuna, (dovuta anche al segno zodiacale) di essere molta diversa e anche la mia musica ha influenze diverse proprio perché vado d’accordo con persone differenti, sono cresciuta ascoltando di tutto dalle Spice Girls a Jimi Hendrix.

E il pubblico metal è quello che ha più rispetto e capisce anche gli stili diversi, capisce chi lo fa per passione: per me hanno sempre avuto rispetto e ho suonato in situazioni davvero strane ma l’ho sempre fatto perché amo la musica e poi è diventato un lavoro e ti mentirei se non ti dicessi che devo cercare di fare delle cose che vendano.

Il tuo ultimo disco è stato ri-editato in autunno 2011 con nuovi pezzi, e con in aggiunta il duetto con Nek in ‘Eclissi del cuore’ (versione italiana di ‘Total Eclipse of the Heart’). Ora stai scrivendo qualcosa, hai progetto futuri?

Era un disco di chiusura con la casa discografica, legame che durava da diversi anni, ora sto scrivendo e inizierà una nuova fase ma ancora non c’è nulla di definito, sono nella fase della scrittura, non c’è nulla di pianificato ma sicuramente sarà un lavoro diverso dagli altri anche perché non ce n’è uno uguale all’altro. Non mi piace la ripetizione e poi ascolto in ogni momento cose diverse.

Come ultima domanda….una cosa che ti avranno già chiesto mille volte: nei primi dischi ti avvicinavi molto ad Elisa…..

..a me fa molto piacere questo paragone. Lei più grande di me ed io da piccola la sentivo e mi piaceva molto. Forse il paragone è fatto da chi conosce superficialmente i vari artisti e magari si basa anche solo su un’apparente somiglianza fisica.

 

 

© rockshow.it

Intervista realizzata da Gano (grazie a Linda Tavellin)supporto tecnicoGiugiSonyVale



 

 

 

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