Intervista a Luigi Schiavone

 

E' un lavoro tutto mio.....
quindi me la posso prendere solo con me stesso..

 

Finalmente dopo ben 14 anni Luigi Schiavone torna con un disco tutto suo! Che dire? Questo nuovo progetto "16 steps to the Sky" ci ha sorpreso, anche se conosciamo la bravura di Luigi, perché è ancora più bello ed emozionante di quanto ci aspettassimo. Dieci canzoni strumentali dove Luigi mette in risalto le sue qualità che ne fanno uno dei chitarristi italiani più bravi (anche se lui continua a definirsi ‘il chitarrista italiano più sopravvalutato’) . Abbiamo incontrato Luigi alla Merak, per fare due chiacchiere su questo splendido cd.

Come nasce questo progetto, dopo un bel po’ di anni dal tuo ultimo disco solista “II” (dove cantavi)?

L’input me l’ha dato Giuseppe Aleo, capo dell’etichetta Videoradio, specializzata in dischi musicali, non solo chitarristici, fra cui Eugenio Mori che ha anche lavorato in passato con noi dal vivo, Andrea Braido, Riccardo Cherubini e tanti altri, ma anche dischi di musica classica. Lui mi ha proposto questa cosa ed io ho accettato volentieri soprattutto perché gia avevo delle musiche alle quali stavo lavorando e che avevo accantonato dovendo dare priorità ai progetti di Enrico. Più che altro erano appunti, idee, giri armonici che avevo fissato sul mio computer e che contavo di sviluppare più avanti.
Con questo stimolo ho preso in mano le musiche che mi sembravano più adatte a questo tipo di progetto, cercando di offrire una gamma di sonorità e ambientazioni molto diverse l’una dall’altra.
Aleo mi ha subito dato carta bianca, tanto è vero che a parte un paio di provini all’inizio del lavoro, ha ascoltato il prodotto solo quando era ormai già finito.
Il fatto che lui per primo sia rimasto molto soddisfatto del risultato finale mi ha confortato moltissimo.

I pezzi sono vari come hai detto, anche se sono caratterizzati dal tuo imprinting. Oltre alla chitarra, nei crediti del cd non ci sono i nomi degli altri musicisti….hai suonato tutto tu?

Per la prima volta ho fatto tutto da solo. All’inizio ero dubbioso sul fatto di usare (a parte le chitarre) solo strumenti “virtuali” soprattutto per quanto riguardava batteria e basso. In pratica ho lavorato come se stessi facendo dei provini. Infatti in genere uso dei groove di batteria che poi in fase di realizzazione vengono “copiati in bella” dal batterista vero. In questo caso invece sono rimaste così. Ho cercato di “umanizzarle” il più possibile e devo dire che il risultato è stato molto convincente. Per il resto invece, tastiere e pianoforte un poco li “suonicchio” e il resto l’ha fatto il computer! Ecco perché non compaiono i nomi dei musicisti! Avrei dovuto inventarli! L’unica eccezione è rappresentata dalla meravigliosa voce lirica di Silvia Colloca in due brani del cd. Voce che comunque è stata utilizzata come fosse un vero e proprio strumento musicale, dei vocalizzi molto belli. Il tutto poi è stato mixato e masterizzato dal grande Lorenzo Cazzaniga che sicuramente è il valore aggiunto di questo lavoro.

Da nove nasce il titolo "16 steps to the Sky" (16 gradini verso il cielo)?

Sono semplicemente i 16 gradini che portano alla mansarda di casa mia. Qui c’è la mia “postazione della musica” dove mi rifugio per suonare e registrare.
Ci sono due finestre attraverso le quali posso vedere solo il cielo…ed ecco come nasce il titolo del cd! La scelta della lingua inglese è stata fatta solo per dare un po’ di “internazionalità” al prodotto.

Chill bill è un rendere omaggio al tuo amore per il cinema?

No, non direi. Quello è un titolo suggerito da mio figlio Giuseppe. Gli avevo manifestato la mia difficoltà nel dare i titoli ai brani. In genere quando scrivo delle musiche sulle quali registro delle melodie che poi sottopongo ad Enrico per i testi, invento dei titoli assolutamente “improbabili”! (Dentifricio, Frigorifero, BMW…eccetera, tanto poi ci pensa lui che deve scrivere il testo). Ma in questo caso bisognava trovare dei titoli “veri”! Il titolo provvisorio era “Chill” semplicemente perché la musica era nata su un groove che si chiamava così. “Allora chiamalo Chill Bill!”, mi disse mio figlio, e così è stato.
I giochi di parole mi piacciono molto…e con lo stesso spirito ho inventato il titolo “My new Wyoming”. All’inizio era solo Wyoming…poi ho voluto ricreare un piccolo scioglilingua sulla falsa riga di “Lo vuoi quel kiwi vuoto”. Tanto per renderlo un po’ più difficile da pronunciare!

Questo disco risulta registrato nel tuo studio a casa….

Infatti è così. Ho registrato quasi tutto a casa mia. Solo alcune parti di chitarra sono state registrate qui allo studio Anyway-Penelope solo per il fatto che a casa mia non posso fare molto “rumore” e avevo bisogno di alcune tracce di chitarra un po’ “energiche”… E sempre in questo studio Lorenzo Cazzaniga si è occupato dei mix e del master.

È la prima volta che lavori al di fuori del gruppo Merak- Ruggeri

È la prima volta che il progetto nasce e finisce solo con me. Poi mi hanno dato una mano alcuni amici: del progetto grafico si è occupata Viviana Amendola, le foto le ha fatte il suo ragazzo, Massimo Battista, bravissimo fotografo. Alcune sono state fatte in concerto e altre (compresa quella della copertina) qui in studio. Colgo l’occasione per ringraziarli tantissimo ancora entrambi per la loro disponibilità.

È un disco che pensi di promuovere?

Credo che inseriremo un paio di brani nella scaletta del tour estivo di Enrico, ne stiamo parlando.
Per il resto non ci sarà nessuna promozione “live” del cd eccezione fatta per qualche dimostrazione per i miei sponsor, se me lo chiederanno.

Tecnicamente vuoi dire qualcosa riguardo il progetto?

Io non mi ritengo un chitarrista "virtuoso" e quindi era logico che non ne uscisse un disco "tecnico", nel senso che ho sempre privilegiato la composizione allo studio vero e proprio della chitarra. Spesso compongo col pianoforte. Sono un autodidatta totale, non sono mai stato incline allo studio (il mio percorso scolastico è stato un disastro!) e anche con la chitarra non ho un rapporto "maniacale". Mi piace suonarla ma non esserne dipendente. Invidio molto i chitarristi che hanno la costanza di studiare scale e migliorarsi tecnicamente. Io ci ho provato ma mi sono sempre arreso quando la nausea e lo stress erano superiori al piacere di suonare.
Per il resto, io credo appunto di aver presentato un lavoro che possa essere apprezzato anche e soprattutto da un pubblico non necessariamente composto da chitarristi.

Hai un brano preferito?

Come composizione li ritengo tutti alla stessa altezza. Posso dirti che, riascoltandolo più volte con attenzione (e questo è l’unico mio cd che riesco ad ascoltare volentieri perché non c’è la mia voce!) quelli realizzati meglio dal punto di vista dell’arrangiamento forse sono “Nocturne” e “Chill Bill”.

Come mai hai fatto una selezione di soli 10 brani?

Perché non volevo annoiare! 10 brani a mio avviso sono la giusta “dose” per un progetto strumentale. Non è il caso di sovraccaricare le orecchie, quando non si può scindere l’attenzione tra musica e parole.

Hai qualche curiosità da raccontarci? Aneddoto?

Mi ha divertito molto il commento di mia madre (87 anni!) che dopo avere ascoltato il cd mi ha telefonato dicendo: “non pensavo che fossi così bravo!”. E io le ho risposto: “ogni scarrafone è bravo a mamma soja!”
Poi, alcune “cosette riguardo la copertina….le scritte sono miei veri appunti durante le registrazioni… la foto del retro copertina è un dettaglio che mostra come in concerto posiziono i plettri incastrati nell’amplificatore.

Un ringraziamento speciale a Luigi Schiavone per averci dedicato del tempo oltre che per questo bellissimo disco, disponibile in tutti i negozi di dischi, oltre che ordinabile direttamente da Videoradio , oppure su www.Self.it oppure su www.ibs.it ....come MP3 disponibile anche su ITUNES

Intervista by Gano (col supporto di Guido) in esclusiva per la webzine



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