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Ott
28

Enrico Ruggeri ricorda Lou Reed

Articolo tratto da rockol.it

Lou Reed ci ha lasciatiÈ successo: Lou Reed non c'è più. Me lo hanno detto mentre mi preparavo a salire sul palco per un concerto one shot in cui avevo in scaletta solo cover storiche di rock e punk. Tra queste, naturalmente, c'era già Sweet Jane, la prima canzone che ho cantato davanti a un pubblico quasi 40 anni fa. Proprio stasera. E quando ho detto "standing on a corner" ho capito che avrei voluto non arrivare mai alla fine, quasi a voler fermare uno dei momenti più intensi che io abbia mai vissuto su un palco. So tutto su Lou Reed, conosco ogni sua canzone, ho amato anche i suoi momenti più ostici, quelli in cui sembrava non volesse piacerti, in cui voleva spingerti oltre il tuo limite. L'ho anche conosciuto e intervistato: era come mi aspettavo, un saggio indisponente pronto a tagliarti a fette che ti squadra e ti dice con gli occhi gelidi "tu non sai come ho vissuto e cosa ho visto". Abbiamo parlato di tutto, dalla musica di oggi, che disprezzava, ad Andy Warhol, "my university".
Lou Reed è stato uno dei più grandi poeti del Novecento, ha conferito dignità e poesia alla tossicodipendenza, all'omosessualita, al suicidio, al male di vivere, perfino alla cattiveria e al cinismo. Non si è mai accontentato, ha vissuto in bilico tra cultura, autodistruzione, star system ed emarginazione. La sua lezione è "dare and don't care".
Guardando nel fondo del meraviglioso abisso della sua mente e della sua anima ha aiutato molti a conoscere se stessi e i propri incubi. Senza paura. Avrà risposto al richiamo con il suo sorriso amaro. E avrà guardato la morte negli occhi. Faceva così con tutti e con tutto.
Enrico Ruggeri

© Rockol.com



 

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